Camillo Cardinal Ruini Camillo Cardinal Ruini
Function:
Cardinal Vicar of Roma, Italy
Title:
Cardinal Priest of S Agnese fuori le mura
Birthdate:
Feb 19, 1931
Country:
Italy
Elevated:
Jun 28, 1991
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Il Cardinal Ruini e la Chiesa nel passaggio alla post-modernità
Nov 18, 2007
Presentati due volumi del porporato: "Chiesa contestata" e "Chiesa del nostro tempo".

ROMA, lunedì, 12 novembre 2007 (ZENIT.org).- Il centro dell’azione del Cardinale Camillo Ruini, per sedici anni alla guida della Conferenza Episcopale Italiana, sta nell'aver accompagnato il riposizionamento della Chiesa nel passaggio epocale tra modernità e post-modernità.

E' quanto è emerso in occasione della presentazione tenutasi il 5 novembre scorso presso l’Università Cattolica di Milano delle due ultime opere del porporato: Chiesa contestata e il terzo volume di Chiesa del nostro tempo (edite entrambe da Piemme), che racoglie le prolusioni del Cardinale all'Assemblea e al Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dal 2001 al 2007 più altri interventi come quello conclusivo al IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona.

In particolare, nel volume Chiesa contestata Ruini va al cuore del cristianesimo e affronta il rapporto con Dio, la fede, la preghiera, l'etica dell'amore cristiano, la missione evangelizzatice della Chiesa, e conseguentemente le implicazioni della fede stessa, in rapporto alla cultura e ai fatti della storia, alla società e alla politica.

Nelle pagine del libro trovano spazio anche questioni politicamente scottanti come la pace e il terrorismo, il matrimonio e le coppie omosessuali, la procreazione assistita e l'eutanasia, prendendo posizione contro quanto minaccia la Chiesa e la nostra stessa civiltà.

Il compito essenziale che si impone oggi alla Chiesa, afferma il Cardinal Ruini, è quello della “nuova evangelizzazione” come missione nei Paesi occidentali di antica cristianità nei quali sono forti i fenomeni di crisi della fede e di scristianizzazione, che hanno atttraverso la modernità mutando di volto.

Il senso profondo di questo impegno pastorale è quello di “costruire oggi i rapporti con l'Occidente, senza limitarsi a vivere della pur grandissima eredità del passato” ma “sulla base di una fede cristiana viva e concretamente testimoniata”.

D'altronde, spiega il Cardinal Ruini, “secolarizzazione e relativismo non sono del resto realtà soltanto esterne alle Chiese. Rappresentano anzi la principale origine delle tensioni interne che la attraversano” e, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, “la causa principale delle difficoltà riguardo alle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”.

Nel volume, il porporato collega la messa in discussione di Dio con la “crisi del rapporto dell'intelligenza umana con la realtà”, mentre “il cristianesimo viene relativizzato in chiave storicistica e ricondotto a una religione tra le altre, cioé a un fenomeno umano, relativo e transitorio”, se non a un “fenomeno prevalentemente culturale”, dove la fede è “messa tra parentesi”.

Allo stesso tempo la fede stessa viene mostrata come “un semplice e alla fine illusorio desiderio dell'animo umano”, “una pura esperienza interiore” senza legami con la realtà, “un mito”, “una proiezione umana”.

A questo contesto va anche ricondotta “la sfida dell'identità, culturale e comunitaria” messa in luce, dopo i fatti dell'11 settembre 2001, “dall'affacciarsi di altre civiltà, che si sentono 'schiacciate' dall'Occidente”, e che invita la civiltà occidentale a intraprendere un percorso di rispetto reciproco e convivenza senza abbandonare la sua “matrice in larga misura cristiana”.

In particolare, spiega il Cardinal Ruini, ciò che emerge in maniera predominante oggi, come “l'interpretazione vincente della 'post-modernità'”, dopo il peso politico e culturale avuto dal marxismo, è un “pluralismo indifferenziato che porta all'indifferentismo etico e che implica non di rado un sostanziale nichilismo”.

In una intervista a tutto campo al Corriere della Sera (4 novembre 2007), il Cardinal Ruini ha parlato dell'esistenza in Italia di un diffuso sentimento anticattolico, di “una pubblicistica specifica, non inedita ma sempre più intensa, che si concentra in particolare sul vissuto della Chiesa”.

Il porporato ha tuttavia precisato che ciò non è il risultato di “un confronto tra potere civile e potere ecclesiastico”, perché la Chiesa in Italia non ha “mai puntato a un’egemonia” e “non potrebbe trovarsi in posizione egemonica. La Chiesa è una voce in un contesto pluralistico”.

Tuttavia, spiega il Cardinale nel libro, sebbene “il clero e le varie realtà ed espressioni ecclesiali non devono e non intendono coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito”, “ciò non comporta una 'diaspora' culturale dei cattolici, un loro ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede”.

La Chiesa, aggiunge, “intende assicurate, come sempre, tutta la propria collaborazione in vista della promozione dell'uomo e del ben del Paese”, portando il suo contributo “nella certezza che i contenuti e i criteri di orientamento [...] proposti hanno una validità intrinseca non limitata ai soli credenti”.

Ciò implica “una vigile attenzione e una precisa capacità di elaborazione e di proposta, particolarmente necessarie in un tempo nel quale fondamentali problemi etici entrano sempre più nell'ambito delle scelte politiche e legislative” che “toccano aspetti essenziali e irrinunciabili della concezione dell'uomo e della società”.

Per questo, è indispensabile, afferma Ruini, l'impegno dei laici cristiani in ambito sociale e politico che “va sviluppato sulla base di un'adesione convinta all'insegnamento sociale della Chiesa”.

Replicando alle tante accuse rivoltegli di eccessiva ingerenza nelle questioni politiche e di voler ridurre la fede a religione civile, il Cardinale propone una sana visione della laicità “in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo norme loro proprie e lo Stato è certamente indipendente dall'autorità ecclesiastica”.

Tuttavia, prosegue, ciò “non prescinde da quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell'essenza stessa dell'uomo e da quel 'senso religioso' in cui si esprime la nostra costitutiva apertura alla Trascendenza”.

Allo stesso tempo, l'ex Presidente della CEI sottolinea i rischi legati a “una concezione della nostra fede che vuole essere 'pura', ma che rischia di risultare disincarnata, poiché non si interessa, o comunuqe non si fa carico delle condizioni socio-culturali e istituzionali richieste per mantenere e rilanciare sia il radicamento popolare della fede stessa sia la sua capacità di esercitare un ruolo guida nella storia”.

Il Cardinale Ruini sottolinea inoltre che la contestazione nei riguardi della Chiesa si muove anche su altri piani e attacca il centro della fede: il farsi carne del Verbo di Dio, la credibilità storica di Gesù Cristo e la sua risurrezione, il rapporto tra la Chiesa e Cristo, l'azione dello Spirito Santo e la vita oltre la morte.

Inoltre, avverte, si tratta di “una critica tanto più insidiosa perché proveniente, in non piccola misura, da persone e ambienti di pensiero interni, almeno in origine, alle varie Chiesa e confessioni cristiane”.

“Del resto – spiega nell'intervista al Corriere della Sera – una cultura in cui il dolore non ha senso, la sofferenza viene negata, la morte emarginata, non può comprendere il cristianesimo. Che resta pur sempre la religione della croce”.
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