Camillo Cardinal Ruini Camillo Cardinal Ruini
Function:
Cardinal Vicar of Roma, Italy
Title:
Cardinal Priest of S Agnese fuori le mura
Birthdate:
Feb 19, 1931
Country:
Italy
Elevated:
Jun 28, 1991
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Italian Verona, le conclusioni del cardinale Ruini: una Chiesa di testimoni in comunione
Nov 01, 2006
Il ruolo dei laici, la dimensione della testimonianza cristiana, la questione antropologica, il declino demografico, i compiti della politica. È un discorso di ampio respiro quello con cui il cardinale Camillo Ruini ha concluso il convegno di Verona.

(korazym.org, 20/10/2006) VERONA - Il ruolo dei laici, la dimensione della testimonianza cristiana, la questione antropologica, il declino demografico, i compiti della politica. È un discorso di ampio respiro quello con cui il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, ha concluso i lavori del quarto Convegno ecclesiale nazionale di Verona. Non si tratta di vere e proprie conclusioni, affidate ad un documento che l’assemblea della Cei elaborerà nei prossimi mesi, ma di una riflessione che cerca di sintetizzare gli spunti raccolti negli ultimi giorni: nell’incontro con il papa, ma anche nei gruppi di studio che stamani hanno presentato le sintesi del loro lavoro. Quindici pagine di discorso, per indicare agli italiani un modello di “cattolicesimo popolare”, non ridotto a “cristianesimo minimo”, ma capace di crescere attraverso la testimonianza della verità e la coerenza di vita.

Diventa così fondamentale “una tensione missionaria” che per il cardinale Ruini rappresenta “il principale criterio intorno al quale configurare e rinnovare progressivamente la vita delle nostre comunità”. Dito puntato contro “l’autoreferenzialità e il ripiegamento su di sé”, per riscoprire “l’attenzione alle persone e alle famiglie”, attraverso “l’ascolto e le relazioni interpersonali”. È una Chiesa che non si accontenta di “attendere” le persone, ma decide di raggiungerle nella vita concreta e quotidiana, comprese “le case in cui abitano, i luoghi in cui lavorano, i linguaggi che adoperano, l’atmosfera culturale che respirano”. Una vera e propria “conversione pastorale” per non ragionare più a comparti stagni ma in modo integrato e in ogni ambito. Il card. Ruini ha voluto, poi, precisare i contorni della “pastorale integrata”, che trova “nella comunione ecclesiale la sua radice e nella missione, da svolgere nell’attuale società complessa, la sua finalità e la sua concreta ragion d’essere. Essa, perciò, “punta a mettere in rete tutte le molteplici risorse umane, spirituali, pastorali, culturali, professionali non solo delle parrocchie ma di ciascuna realtà ecclesiale e persona credente, al fine della testimonianza e della comunicazione della fede in questa Italia che sta cambiando sotto i nostri occhi”.

In questo contesto, diventa importante il ruolo dei laici, la cui testimonianza deve essere fondata nella “comunione ecclesiale” e in una “spiritualità di comunione” con i sacerdoti. Insomma, bisogna “essere consapevoli che tra sacerdoti e laici esiste un legame profondo, per cui in un’ottica autenticamente cristiana possiamo solo crescere insieme, o invece decadere insieme”. In concreto, i laici diventano testimoni naturali del cristianesimo in diversi contesti: “nell’animazione cristiana delle realtà sociali, che essi devono compiere con autonoma iniziativa e responsabilità e al contempo nella fedeltà all’insegnamento della Chiesa”, ma anche “e non meno nei molteplici spazi della vita quotidiana”. I fedeli sono chiamati, in definitiva, a “svolgere una specie di apostolato o diaconia delle coscienze, esplicitando la propria fede e traducendo in comportamenti effettivi e visibili la propria coscienza cristianamente formata”, in modo da aiutare ogni persona “a riscoprire lo sguardo della fede e a mantenere desta a propria volta la coscienza”. Nella testimonianza cristiana entra così la centralità “della verità del cristianesimo”, che presuppone un confronto con posizioni spesso contrastanti “che mettono in dubbio non solo la verità cristiana ma la possibilità stessa che l’uomo raggiunga una qualsiasi verità non puramente soggettiva, funzionale e provvisoria”.

Rivolgendo uno sguardo all’Italia, che “attraversa una stagione non facile”, il cardinale evidenzia in particolare il “declino demografico” e l’irrisolta “questione meridionale”. Proseguendo il cammino intrapreso a Palermo, la Chiesa proseguirà nel non coinvolgimento “in scelte di partito o di schieramento politico”, “operando invece perché i fondamentali principi richiamati dalla dottrina sociale della Chiesa e conformi all’autentica realtà dell’uomo innervino e sostengano la vita della nostra società”. Stesso discorso sul versante delle tematiche antropologiche ed etiche, in particolare “sulla tutela della vita umana in tutte le sue fasi” e “sulla difesa e promozione della famiglia fondata sul matrimonio”, incoraggiando anche “la parità effettiva delle scuole libere”. Posizioni non ideologiche né tanto meno politiche, chiarisce il cardinale, che ritiene importante “per il futuro del nostro popolo, far crescere a tutti i livelli una rinnovata consapevolezza della realtà intrinsecamente relazionale del nostro essere e quindi del valore decisivo dei rapporti che ci uniscono gli uni gli altri”. Un modo per rispondere alla tendenza della società “a porre in maniera unilaterale l’accento sui diritti individuali e sulle libertà del singolo, piuttosto che sul valore dei rapporti che uniscono le persone tra loro e che hanno un ruolo essenziale non solo per il bene della società ma anche per la formazione e la piena realizzazione delle persone stesse”. “Il senso del nostro impegno di cattolici italiani – spiega Ruini - va dunque, prima che a fermare quei cambiamenti che appaiono negativi per il Paese, a mantenere viva e possibilmente a potenziare quella riserva di energie morali di cui l’Italia ha bisogno se vuole crescere socialmente, culturalmente e anche economicamente”.

Aspetti che chiamano in gioco anche i politici cattolici, invitati al discernimento, ferma restando la differenza “tra il discernimento rivolto direttamente all’azione politica o invece all’elaborazione culturale e alla formazione delle coscienze”. In generale, l’invito - e al tempo stesso la speranza - del cardinale è che tra i cattolici italiani possa crescere “il senso di appartenenza ecclesiale”, che “purtroppo fatica a penetrare l’intero corpo del popolo di Dio e talvolta anche in sue membra qualificate sembra scarso”. In questo senso, conclude Ruini, il papa “ci ha indicato ieri la strada giusta per maturare in noi il significato e il motivo autentico della nostra appartenenza, che non ignora, non nasconde e non giustifica le tante carenze, miserie e anche sporcizie di noi stessi e delle nostre comunità, ma sa bene perché non deve arrestare soltanto lì il proprio sguardo e perché esse non devono attenuare la sincerità e profondità della nostra appartenenza”.
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