Camillo Cardinal Ruini Camillo Cardinal Ruini
Function:
Cardinal Vicar of Roma, Italy
Title:
Cardinal Priest of S Agnese fuori le mura
Birthdate:
Feb 19, 1931
Country:
Italy
Elevated:
Jun 28, 1991
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Ruini: "Wojtyla era Santo già da vivo ma non tutta la Chiesa lo capì subito"
Apr 29, 2011
Il suo pontificato è destinato "a restare nella storia per aver rilanciato la Chiesa e il cristianesimo, ma per aver pure contribuito a consolidare la pace e la riconciliazione tra i popoli"

CITTA' DEL VATICANO - "Giovanni Paolo II era santo già da vivo. E per questo ai funerali dell'aprile del 2005 in tanti gridarono "Santo Subito", una implorazione fatta propria da Benedetto XVI che ha accorciato i tempi del processo canonico". La beatificazione di Wojtyla secondo il cardinale Camillo Ruini, uno dei più fidi compagni di viaggio del papa polacco essendo stato suo vicario per Roma dal 1991 al 2008, e presidente della Cei per gran parte del suo lungo pontificato, destinato - assicura il porporato - "a restare nella storia per aver rilanciato la Chiesa e il cristianesimo, ma per aver pure contribuito a consolidare la pace e la riconciliazione tra i popoli, l'attenzione a poveri ed oppressi, e a rafforzare l'unione europea coincisa anche con la caduta dei regimi comunisti".

Cardinale Camillo Ruini, Karol Wojtyla beato a soli 6 anni dalla morte: un record che suscita entusiasmi, ma anche critiche. Lei come lo spiega?
"Anzitutto con il fatto che Benedetto XVI, accogliendo la richiesta di un gran numero di Cardinali, ha dispensato dall'intervallo di cinque anni prescritto tra la morte e l'inizio della causa di beatificazione e canonizzazione. Ma dietro a ciò sta la convinzione, tanto diffusa quanto profonda, della santità di Giovanni Paolo II, convinzione espressa in modo ingenuo ma autentico con il grido di quella notte: "Santo subito"".
Non teme che la beatificazione possa mettere in ombra il carattere umano di Wojtyla?
"Non lo temo affatto, perché in lui il rapporto con Dio, quindi la sua santità, faceva tutt'uno con la sua ricca e prorompente umanità".

Lei, che è stato tra i più stretti collaboratori di Giovanni Paolo II, avrebbe mai immaginato che un giorno lo avrebbe venerato come beato?
"Non ci pensavo, anche perché ho sempre rifiutato di pensare e parlare della sua morte: quando altri, durante la sua malattia, avanzavano previsioni sul tempo che gli rimaneva da vivere, io troncavo il discorso e credo trasparisse il mio fastidio".

Secondo il cardinale Stanislao Dziwisz, per 40 anni segretario del prossimo beato, Giovanni Paolo II era santo già da vivo. Condivide?
"Certamente. Del resto, la santità viene riconosciuta dalla Chiesa solo dopo la morte, ma, se è reale, deve esserci durante la vita. Questo è anche il significato della beatificazione imminente".

Cosa l'ha colpita di più dell'esperienza umana e pastorale vissuta accanto a papa Wojtyla?
"La naturalezza con la quale questo Papa trovava in Dio, nella sua fede in Dio, l'energia interiore e il criterio delle sue decisioni, specialmente delle più difficili".

C'è qualche episodio ancora inedito legato agli anni di collaborazione con Giovanni Paolo II?
"Un episodio tra i tanti: il Papa che firma un'onorificenza per la mia governante, Pierina Scandiuzzi, sulla tavola della sala da pranzo in Vicariato, nell'unica occasione in cui fu mio ospite, per la beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina".

Quali sono gli aspetti del pontificato wojtyliano destinati a entrare nei libri di storia?
"È il pontificato stesso che vi troverà spazio, certamente per la caduta dei regimi comunisti e la rinnovata unità dell'Europa che ne è seguita, ma anche per il grande rilancio della Chiesa e del cristianesimo di cui Giovanni Paolo II è stato protagonista. E non credo sarà passata sotto silenzio la sua opera per la pace e la riconciliazione tra i popoli, in particolare tra il Nord e il Sud del mondo".

Qualcuno sostiene che Wojtyla sia stato eccessivamente condizionato dalle vicende polacche, specialmente a causa dell'invasione nazista e dell'oppressione comunista.
"Karol Wojtyla, prima e dopo l'elezione al pontificato, ha sempre messo tutto se stesso dentro alla sua azione pastorale e non ha mai smesso di essere profondamente polacco. Anzi, ha ritenuto che l'elezione di un Papa slavo avesse un significato preciso nei disegni di Dio. Ha avuto inoltre una conoscenza della natura effettiva del nazismo e del comunismo che difficilmente può avere chi non ne ha fatto esperienza diretta. Ma questo Papa era anche aperto e desideroso, vorrei dire strutturalmente, di conoscere realtà e situazioni nuove e diverse. Così ha fatto nel suo pontificato, senza mai applicare schemi preconfezionati, bensì calandosi dentro alle varie realtà con grande amore e rispetto, per capirle e per indirizzarle verso Cristo dal loro interno".

Ma i 27 anni del pontificato di papa Wojtyla sono stati capiti dall'opinione pubblica o c'è qualche aspetto da maturare?
"Direi che sono stati capiti progressivamente. All'inizio le incomprensioni e le diffidenze erano molto, soprattutto a livello di ceti dirigenti, anche ecclesiastici, mentre il popolo spontaneamente simpatizzava con lui. Poi lo si è capito e amato sempre di più, fino a che è diventato la persona più amata del mondo. Capire però una persona fino in fondo non è dato ad alcuno, se non a Dio, specialmente quando si tratta di un santo".

Papa globe-trotter per i viaggi in tutto il mondo. Ma anche papa della pace e del dialogo interreligioso (la visita alla Sinagoga di Roma, il raduno di Assisi...), papa artefice della caduta del Muro o papa amato dai giovani... quali di questi giudizi Lei ritiene che sia stato più giusto e mirato?
"Ognuno di essi è giusto. La straordinarietà di Wojtyla stava anche in questo: in lui gli aspetti più diversi facevano tutt'uno, con grande naturalezza".

Si può dire che dietro ogni scelta di Wojtyla c'è stata sempre la mano dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, nella veste di prefetto della Congregazione per la dottrina delle Fede?
"Si può dire certamente che l'allora cardinale Ratzinger è stato la mente teologica del pontificato. Di lui Giovanni Paolo II, non teologo di professione ma dotato di profonda e sicura sensibilità teologica, si è fidato pienamente, anzi ha avuto con lui una consonanza grande e spontanea, che ora è confermata dalla continuità degli indirizzi dell'attuale pontificato con quelli del precedente".

http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/17/news/il_ricordo_del_cardinal_ruini_wojtyla_era_santo_gi_da_vivo-15046865/
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