Paul Joseph Jean Cardinal Poupard Paul Joseph Jean Cardinal Poupard
Function:
President of Culture, Roman Curia
Title:
Cardinal Priest of S Prassede
Birthdate:
Aug 30, 1930
Country:
France
Elevated:
May 25, 1985
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian "Lo scopo di Bergoglio è difendere i poveri e risolvere i conflitti"
May 18, 2015
«La canonizzazione avvenuta ieri delle quattro religiose, e in particolare delle due suore della  Palestina, ha un significato importante non soltanto per la Chiesa cattolica e la sua comunità  religiosa, ma anche per tutta la società e in particolare per le popolazioni mediorientali. La  diplomazia messa in campo da papa Francesco segue quella dei suoi predecessori, da Benedetto  XVI a Giovanni Paolo II, e tende sempre e soltanto alla pace, alla risoluzione dei conflitti, al bene  comune. Non ci sono altri scopi. Ed è bene che tutte le parti chiamate in causa tengano presente  questo aspetto».

Il cardinale Paul Poupard, per anni “ministro” della Cultura del Vaticano e già presidente del  Pontificio Consiglio per il dialogo con i non credenti, riannoda i fili di una canonizzazione  «emblematica» nella linea della diplomazia pontificia, la quale, spiega, lavora sempre e soltanto per la pace nel mondo, «per il bene di tutti, in particolar modo delle popolazioni che soffrono a causa  dei conflitti».
Cardinale Poupard, sabato Francesco ha ricevuto il presidente dell’Anp Abu Mazen in  Vaticano, e a lui ha chiesto di lavorare per la pace. La strada è ancora lunga?
«Di fronte alle tragedie, alle guerre e alle divisioni come quelle esistenti purtroppo in Medio  Oriente, la strada è sempre difficile e in salita. Ma la canonizzazione di ieri resta un barlume di  speranza a cui guardare. Ne parlavo, proprio dopo la cerimonia, anche a Villa Bonaparte, sede  dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, con i rappresentanti del governo francese giunti  per la canonizzazione di suor Jeanne Emilie de Villeneuve. Gli sforzi di papa Francesco restano  unici e notevoli, e molto si deve anche all’aiuto di una diplomazia vaticana avvezza a certi sforzi».
Lei ha lavorato a lungo nella curia romana, dove ancora abita, occupandosi anche di conflitti  fra religioni e in particolare di Islam. Perché ritiene che le canonizzazioni siano un passo per  una nuova speranza specie per quell’area?
«Perché le religiose canonizzate sono testimoni di un modo di vivere diverso, nuovo. Conducevano  una vita non soltanto di contemplazione e di preghiera, ma anche di azione. O meglio, alla  preghiera, al rapporto personale con Dio, facevano seguire l’azione, l’impegno per la pace e per i  poveri E qui c’è il segno di speranza per tutti. Spesso a essere divisi sono uomini che seguono religioni differenti. Mentre la religione integralmente vissuta può aiutare, può permettere di aprire  gli occhi e far vedere che per vivere in pace occorre essere in due, che le ragioni di parte vanno  sempre relativizzate, vissute tenendo conto di tutti».
Israele ha però criticato l’accordo siglato fra Santa Sede e Palestina due giorni fa, e altre  critiche sono state indirizzate ad Abu Mazen che “usa dei forum internazionale per attaccare  Israele astenendosi dal tornare ai negoziati”.
«Non voglio scendere su questo terreno, non è mia competenza. Siamo uomini di fede, rispettiamo  tutti e chiediamo il medesimo rispetto da tutti. Ogni comunità si regge secondo le proprie convinzioni, l’importante è cercare di costruire tutti insieme la pace e la convivenza».

La Repubblica, 18 maggio 2015

http://ilsismografo.blogspot.ch/2015/05/vaticano-niente-secondi-fini-lo-scopo.html
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