Francis Cardinal Arinze Francis Cardinal Arinze
Function:
Prefect of Divine Worship and the Discipline of the Sacraments, Roman Curia
Title:
Cardinal Priest of S Giovanni della Pigna
Birthdate:
Nov 01, 1932
Country:
Nigeria
Elevated:
May 25, 1985
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian “La gente non va a Messa per essere intrattenuta”
Nov 24, 2005
Di fronte alle improvvisazioni a cui si assiste durante le liturgie, soprattutto nella scelta delle musiche, il Cardinal Francis Arinze ribadisce l’importanza di fare della Messa un momento di riflessione e incontro con Dio, più che una forma di intrattenimento.

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 17 novembre 2005 (ZENIT.org).- In un’intervista rilasciata alla rivista statunitense “Inside the Vatican”, il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha tracciato un bilancio complessivo del recente Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia e degli sviluppi nella pratica liturgica a 40 anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II.

“Per quanto riguarda la musica nella liturgia, dovremmo iniziare dicendo che la musica gregoriana è la preziosa eredità della Chiesa – ha osservato –. Non dovrebbe essere eliminata. Se quindi in una diocesi o in un Paese particolare nessuno ascolta più la musica gregoriana, allora qualcuno ha commesso un errore”.

La Chiesa, ha spiegato, non dice che dovrebbe esserci solo musica gregoriana: “c’è posto per la musica che rispetta quella lingua specifica, quella cultura, quel popolo”, ed è una questione “che deve essere affrontata dalla Conferenza Episcopale, perché in genere va al di là dei confini di una diocesi”.

“L’ideale sarebbe che i Vescovi avessero una Commissione di Musica Liturgica che studia il testo e la musica degli inni. E quando la Commissione è soddisfatta, il parere viene presentato ai Vescovi per l’approvazione, a nome del resto della Conferenza”, ha proposto.

Secondo il Cardinale, “non ci devono essere individui che compongono qualcosa e lo cantano in chiesa. Non è una cosa giusta. Non importa quanto sia grande il loro talento”.

Quanto agli strumenti utilizzati nella liturgia, “la Chiesa dovrebbe essere consapevole del fatto che adorare in chiesa non è lo stesso che cantare in un bar, o in un raduno di giovani”.

“Non mi pronuncerò dicendo ‘mai la chitarra’ – ha spiegato –. Sarebbe piuttosto rigido. Gran parte della musica per chitarra, però, potrebbe non essere adatta per la Messa”.

Per il porporato, “il giudizio dovrebbe essere lasciato ai Vescovi del luogo. E’ più saggio, anche perché ci sono strumenti in molti Paesi che non vengono usati ad esempio in Italia o in Irlanda”.

“La gente non va a Messa per essere intrattenuta – ha constatato il Prefetto della Congregazione vaticana –. Va a Messa per adorare Dio, per ringraziarlo, per chiedergli perdono per i peccati ed altre cose di cui ha bisogno”.

“Quando vuole divertirsi, sa dove andare: nella sala parrocchiale, nel teatro, presumendo che il suo divertimento è accettabile da un punto di vista teologico morale”, ha aggiunto il porporato, che ha da poco celebrato il 40° anniversario della sua ordinazione episcopale.

Ombre e luci del Sinodo sull’Eucaristia

Nel corso dell’intervista, il Cardinale Arinze, che alla recente XI Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata per discutere sul Sacramento dell’Eucaristia, è stato uno dei Presidenti delegati, ha quindi tirato le somme su questo avvenimento ecclesiale che ha riunito 252 Vescovi da tutto il mondo.

“Rafforzare la nostra fede nella Santa Eucaristia. Nessuna nuova dottrina, ma freschezza di espressione della nostra fede eucaristica. Incoraggiamento nella celebrazione nel senso dell’attenzione; una celebrazione che mostri la fede”, ha spiegato enunciando alcuni degli aspetti che sono stati affrontati.

“Il Sinodo ha ringraziato i sacerdoti per il loro ministero, e anche i diaconi e gli altri che assistono alla celebrazione della Messa”, ha proseguito, aggiungendo che è stata anche sottolineata “l’importanza dell’adorazione eucaristica fuori dalla Messa che ha i suoi frutti nella Messa stessa”, “l’atto supremo di adorazione”.

“Il Sacramento, però, non termina dopo la Messa – ha ricordato Arinze –. Cristo è nel tabernacolo per essere portato ai malati, per ricevere le nostre visite di adorazione, lode, amore, supplica. I Padri sinodali non hanno solo parlato di adorazione, hanno fatto adorazione ogni giorno. Cristo era esposto nell’ostensorio nella cappella vicino all’Aula sinodale, un’ora al mattino, una al pomeriggio”.

Il Sinodo ha quindi sottolineato l’importanza di una buona preparazione alla Santa Eucaristia, “incoraggiando il sacramento della Penitenza come modo di crescere nella fedeltà a Cristo”.

Il Cardinale ha rilevato nel mondo occidentale la tendenza di sempre più cattolici ad avere “un concetto più protestante dell’Eucaristia, considerandola soprattutto un simbolo”. “I Padri sinodali riconoscono che molti cattolici non hanno una fede corretta nella Presenza Reale di Cristo nella Santa Eucaristia – ha affermato –. Questo è stato menzionato anche in una delle Proposizioni finali ”.

Visto che “per molti cattolici l’omelia domenicale è l’unico insegnamento religioso che ricevono durante la settimana”, il Prefetto ha poi ricordato come molti Padri sinodali abbiano sottolineato l’opportunità di “temi suggeriti per le omelie domenicali”, proponendo “che le quattro aree principali della fede cattolica siano coperte dall’omelia in un ciclo triennale”.

Le quattro parti principali sono, come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Ciò in cui crediamo; come adoriamo, ad esempio i Sacramenti; cosa viviamo, la vita in Cristo, la legge morale, i dieci comandamenti, la vita cristiana vissuta; e la preghiera”.

“Anche se l’omelia dovrebbe riguardare le letture delle Scritture e gli altri testi liturgici, bisogna trovare un modo per coprire l’intera area della fede cattolica in un periodo di tre anni, perché molti cattolici ignorano la questioni fondamentali. E’ un fatto, nessuno può negarlo”, ha denunciato.

Ripensando il Concilio Vaticano II

Secondo il Cardinal Arinze, “il Vaticano II ha portato molte cose positive, ma non tutto è stato un bene e il Sinodo ha riconosciuto che ci sono state delle ombre”.

Ad esempio, “è stata trascurata un po’ la Santa Eucaristia fuori dalla Messa. C’è molta ignoranza. Molte tentazioni di protagonismo per il sacerdote che celebra”.

A quest’ultimo proposito, il porporato ha spiegato che se il sacerdote “non è molto disciplinato, diventerà presto un ‘artista’. Può non rendersene conto, ma proietterà se stesso più che Cristo. E’ davvero molto difficile per il fatto che l’altare sta di fronte alle persone. Anche coloro che leggono la prima e la seconda lettura possono adottare piccole tattiche per far concentrare l’attenzione su di sé e distrarre la gente”.

“Ci sono quindi dei problemi. Ad ogni modo, alcuni di questi non sono stati provocati dal Vaticano II, ma dai figli della Chiesa dopo il Vaticano II. Alcuni di loro parlando del Vaticano II propongono la loro agenda personale. Dobbiamo stare attenti a questo, alla gente che porta avanti le proprie idee giustificandosi come se questo corrispondesse allo ‘spirito del Vaticano II’”, ha continuato.

“Se solo la gente fosse più fedele non a ciò che è stato stabilito da gente che ama fare leggi per altra gente, ma che deriva da ciò in cui crediamo – ha esclamato –! Lex orandi, Lex credendi. E’ la nostra fede che dirige la nostra vita di preghiera, e se ci genuflettiamo davanti al tabernacolo è perché crediamo che Gesù è lì, e che è Dio”.

Contrariamente a quanto pensano molti, ha precisato il Cardinale, “anche quando era in vigore la Messa tridentina c’erano abusi. Molti cattolici non lo sapevano, perché non conoscevano il latino! Per cui, quando il sacerdote alterava le parole, non se ne accorgevano”.

“L’area più importante, quindi, è la fede e la fedeltà ad essa, una lettura fedele dei testi originali, la loro traduzione fedele, così che la gente celebri sapendo che la liturgia è la preghiera pubblica della Chiesa”.

“Non è proprietà di un individuo, quindi un individuo non la modifica, ma compie sforzi per celebrarla come la Santa Madre Chiesa desidera – ha concluso –. Quando questo accade, la gente è felice, si sente nutrita. La sua fede aumenta, viene rafforzata. Va a casa felice e desiderosa di tornare la domenica successiva”.
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