Péter Cardinal Erdõ Péter Cardinal Erdõ
Function:
Archbishop of Esztergom-Budapest, Hungary
Title:
Cardinal Priest of St Balbina
Birthdate:
Jun 25, 1952
Country:
Hungary
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Intervista al Cardinal Erdò
Jun 22, 2009
temi La preoccupazione per rastensionismo che cresce, il bisogno di misure contro la crisi, il lungo viaggio di riavvicinamento tra Paesi divisi dalla storia. All’indomani del voto, intervista al presidente del Ccce: «L’Europa è una realtà spirituale e culturale che affonda le sue radici nel cristianesimo» IL FUTURO DELL’EUROPA

«Un astensionismo così massiccio sta ad indicare che la complessità della politica impedisce lo sviluppo del senso di responsabilità dei cittadini». «È compito di noi credenti rafforzare la presenza del cristianesimo nella società e testimoniare che la fede è una chance per tutti»

A ZAGABRIA Giurista, intellettuale e uomo dell’Est, il cardinale Peter Erdò non si tira indietro se c’è da parlare dell’Europa. Soprattutto da quando, nell’ottobre del 2006, è stato nominato presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) che riunisce i rappresentanti di 33 Paesi, ben oltre i confini della Uè. 57 anni, arcivescovo di EsztergomBudapest e primate d’Ungheria, il cardinale Erdò ha uno sguardo al tempo stesso critico e appassionato sull’Unione europea. All’indomani delle elezioni per l’Europarlamento ci ha concesso un’intervista, a margine dell’incontro organizzato dalla Ccee sulla crisi finanziaria globale. Eminenza, cosa l’ha più colpita del recente voto europeo? Non posso parlare di sorpresa perché era largamente previsto. E tuttavia l’elevato tasso d’astensionismo rimane certamente un fatto preoccupante, anche perché tende ad aumentare ad ogni tornata elettorale europea. Tutti i commentatori parlano di disaffezione. Ma forse c’è dell’altro. E sarebbe? Un astensionismo così massiccio sta ad indicare che la complessità della politica, soprattutto quella europea, impedisce lo sviluppo del senso di responsabilità dei cittadini che sembrano incapaci d’orientarsi. E così, in mancanza di una sufficiente conoscenza di sistemi sempre più complicati, si torna ai meccanismi più primitivi del comportamento sociale. Il non so” diventa il “non m’interessa”. O, ancor peggio, “sono contro”, come dimostra la crescita dei movimenti anti-europeisti d’estrema destra. Come giudica la forte affermazione del Ppe? È il segno che, nonostante tutto, fra la gente c’è un grande bisogno di tornare ai valori tradizionali ed agli ideali che hanno dato avvio alla costruzione europea. Speriamo che i neo-eletti al . Parlamento di Strasburgo si comportino in modo responsabile e coerente con quelle aspirazioni popolari. ; Sta insinuando qualche dubbio? No, non sono affatto un iper-critico del parlamento europeo, tanto meno del partito popolare che ha cercato di mantenere l’ispirazione cristiana dei padri fondatori. I politici rispecchiano solitamente le condizioni di una società e se la maggioranza dei ‘ cittadini europei pratica l’indifferentismo religioso non sarà certo l’Europarlamento a cambiare le cose. È compito di noi credenti rafforzare la presenza del cristianesimo nella società e testimoniare che la fede è una chance per tutti. Nel messaggio che lei, in qualità di presidente della Ccee, ha inviato ai neo-deputati europei, ha espresso l’augurio che l’Europa riprenda la sua vocazione originaria. Ha ancora senso questo richiamo dopo che la Uè ha rifiutato di menzionare nel suo testo costituzionale le radici cristiane? L’Europa è ben più di uno spazio geo- ….. . politico o di un mercato unico, è una realtà spirituale e culturale che affonda le sue radici nel cristianesimo. Ce lo ricordava sempre Giovanni Paolo II, ce lo ripete Benedetto XVI. Scriverlo in u n testo v giuridico è importante, ma non è sufficiente: dipende molto da come viene percepito e vissuto dal contesto sociale. Per questo dico che la • questione delle radici cristiane dell’Europa è un tema sempre attuale e poggia sulla responsabilità dei credenti. A suo avviso quali sono le sfide più grandi che attendono l’Unione europea? Ne vedo almeno due. La prima è la riconciliazione fra i popoli del Centro Europa, un processo che è iniziato con il 1989 ma che ha davanti a sé una strada molto lunga. Noi stiamo cercando di farlo tra ungheresi e slovacchi, ma è un discorso che va oltre i confini attuali della Uè, basti pensare ai Balcani che sono stati insanguinati da guerre fratricide. La seconda grande sfida è la solidarietà sociale che in questi tempi di crisi economica rappresenta un compito ineludibile per l’Unione europea. : II suo Paese, l’Ungheria, è tra i Paesi più colpiti dalla crisi. Qual è il suo giudizio? Siamo la nazione più indebitata di tutta l’Unione Europea, lo eravamo già per il pesante fardello ereditato dal regime comunista che adesso si è aggravato. La cosa più grave è che il nostro patrimonio nazionale è in gran parte in mani straniere, perché l’ultima generazione dei funzionari del vecchio regime l’ha svenduto per conservare le sue posizioni. Tutto questo ha provocato pesanti conseguenze n o n solo economiche ma anche psicologiche e culturali: la proprietà privata non ha riguadagnato legittimità morale, si è svalutato nella coscienza della gente il concetto di lavoro ed anche quello di democrazia. Noi, come Chiesa, dobbiamo ricostruire il sentimento del bene comune, e inoltre siamo chiamati ad aiutare tante famiglie che non sanno come tirare avanti. Fonte Avvenire

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