Péter Cardinal Erdõ Péter Cardinal Erdõ
Function:
Archbishop of Esztergom-Budapest, Hungary
Title:
Cardinal Priest of St Balbina
Birthdate:
Jun 25, 1952
Country:
Hungary
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Il Cardinale Erdő sulla Rivoluzione ungherese del 1956 e il modello di Santa Elisabetta d’Ungheria
Dec 25, 2006
Intervista all’Arcivescovo di Budapest per i 50 anni della rivolta del suo Paese contro il regime sovietico.

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 24 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate d’Ungheria, è giunto tempo fa a Roma per partecipare alle diverse celebrazioni legate alla storia d’Ungheria, organizzate dal 16 al 18 novembre.

La conferenza dal titolo “Il Vaticano e la Rivoluzione del 1956”, svoltasi presso l’Accademia d’Ungheria in collaborazione con l’Istituto Pontificio Ungherese in Urbe e l’Ambasciata della Repubblica d’Ungheria presso la Santa Sede, ha aperto la serie di atti commemorativi del 50° anniversario della sollevazione di Budapest contro il regime sovietico.

Il 17 novembre si è svolta invece la cerimonia di apertura dell’anno dedicato a Santa Elisabetta d’Ungheria. In quella occasione, il Cardinale Erdő, da poco eletto Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), ha celebrato una Santa Messa nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

All’inizio della celebrazione è stata data lettura di una lettera scritta da padre José Rodríguez Carballo, Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori (Francescani), per l’800° anniversario della nascita di Santa Elisabetta. Mentre al termine della funzione liturgica è stata consegnata una reliquia della Santa che sarà portata in pellegrinaggio per l’Italia durante l’anno a lei dedicato.

Il 18 novembre nella Chiesa di Santo Stefano Rotondo, il Cardinale Erdő ha quindi concluso le celebrazioni per l‘Ungheria con una Santa Messa in onore dei caduti e delle vittime della rivolta del 1956.

Nel contesto di questi atti celebrativi ZENIT ha potuto intervistare il porporato.

Lo scorso mese si sono svolte a Roma le celebrazioni riguardanti le tristi vicende che hanno colpito la Nazione magiara nel 1956. Alla conferenza, che ha aperto questi eventi, lei ha parlato dei cambiamenti nel ruolo del Principe Primate all’interno della vita pubblica in Ungheria. Ci può spiegare in che modo interpreta il ruolo del Cardinale Mindszenty nella Rivoluzione del 1956?

Card. Erdő: Prima di tutto, nella mia conferenza ho cercato di analizzare che cosa pensava il Card. Mindszenty stesso della propria funzione come Primate d’Ungheria, che era una funzione da una parte ecclesiastica e dall’altra, almeno nella vecchia Ungheria, di diritto pubblico. È sicuro che al momento della sua nomina il Card. Mindszenty fosse ancora Principe Primate nel senso tradizionale del termine perché esisteva ancora la forma monarchica di governo.

Ma quando nel 1946 venne proclamata la Repubblica, sembra che il Card. Mindszenty, anche se non molto d’accordo con questa opzione, abbia consacrato la sua attenzione non tanto al ruolo politico quanto al suo compito pastorale. Si considerava il pastore degli ungheresi ovunque nel mondo e sopratutto nella stessa Ungheria. Si impegnava molto per i diritti fondamentali delle persone e anche per la libertà religiosa, per valori che sono stati ribaditi fortemente dal Concilio Vaticano II. Certamente la Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa non esisteva ancora e la sua personale convinzione circa la giusta forma dello Stato e del funzionamento della società lo indusse a comportarsi in modo molto coraggioso.

Per quanto riguarda poi il ruolo della Chiesa e suo nella rivolta del ’56 bisogna sapere che lui è stato liberato dal carcere soltanto 6 giorni dopo la rivoluzione. E nella sua primissima dichiarazione quando arrivò a Budapest disse di avere bisogno di tempo per conoscere la situazione. Queste parole non sono di una persona che ha preparato la rivoluzione, cha ha guidato la rivoluzione ma di una persona che era isolata fino all’ultimo momento e che voleva soltanto vedere la realtà del momento.

Conosciamo poi il suo famoso discorso del 3 novembre e sappiamo che il governo di allora l’ha ringraziato per le parole equilibrate in esso pronunciate. Più interessante è che 2 giorni dopo essersi rifugiato nell’ambasciata statunitense è stato intervistato dai giornalisti occidentali e alla domanda: “Quale è il governo che Vostra Eminenza riconosce, il governo di Kàdàr o di Imre Nagy?”, ha risposto che era quello di Imre Nagy [Primo Ministro d’Ungheria per poco tempo durante la Rivoluzione del ’56, che tentò di negoziare il ritiro delle truppe sovietiche dal suo Paese, ndr]. Questo vuol dire che lui non ha rifiutato sin dall’inizio questo governo, che era espressione anch’esso del comunismo, perché vi aveva letto un‘intenzione sincera di difendere gli interessi del popolo. E’ questa la ragione che lo aveva indotto a riconoscere il governo Nagy.

Quanto al ruolo della Chiesa in generale, possiamo dire inoltre che essa non si impegnò nella rivoluzione stessa perché moltissimi sacerdoti erano in carcere, perché le istituzioni della Chiesa erano state distrutte, gli ordini religiosi sottomessi, le organizzazioni dei laici cancellate. Quindi la Chiesa cattolica non era neanche in grado di partecipare a questi avvenimenti politici. Quello che hanno fatto sopratutto i sacerdoti e i seminaristi è consistito in un aiuto umanitario ai feriti e alle vittime, un‘assistenza spirituale ma alle volte anche concreta. Gli stessi hanno nascosto i perseguitati e sopratutto i rivoluzionari ricercati dai russi o dai comunisti, nonché quegli stessi comunisti che chiedevano rifugio in una casa della Chiesa cattolica.

Questo atteggiamento umanitario era prevalente e non mancano episodi di partecipazione, come i casi di riproduzione di ciclostilati con contenuto politico, i quali sono costati ad alcuni seminaristi parecchi anni di carcere. Un’altra cosa che la Chiesa ha cercato di fare è stata la sostituzione dei ‘sacerdoti di pace’ [che collaboravano con lo Stato durante il comunismondr] nelle funzioni più importanti delle diocesi. Era il Card. Mindszenty stesso che, stando già all’ambasciata statunitense, ha cercato di cambiare questi sacerdoti, purtroppo con scarso successo. Non si dimentichi che proprio il Segretario del Card. Mindszenty, Mons. Turcsànyi, è stato arrestato e condannato all’ergastolo.

In seguito la Chiesa ha pagato un prezzo molto alto per questa attività umanitaria: alla fine degli anni ‘50 e negli primi anni ‘60 sono stati arrestati numerosi sacerdoti, sovente senza un reale collegamento con i fatti riguardanti la rivoluzione. Numerosi sacerdoti hanno lasciato il Paese e diversi religiosi, tra cui la giovane generazione dei gesuiti che sono diventati poi professori in diverse università del mondo, sono tornati in patria solo dopo il cambiamento politico del 1989.

Che cosa rappresenta, oggigiorno, il Cardinale Mindszenty per il popolo ungherese?

Card. Erdő: Sicuramente rappresenta il patriottismo, il coraggio di combattere per i diritti umani e specialmente per la libertà religiosa.

L’altro evento è collegato alla figura di Santa Elisabetta d’Ungheria, nata 800 anni fa. Con la Santa Messa celebrata nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, lei ha aperto l’anno dedicato a Santa Elisabetta. Nei momenti bui della storia alcune figure carismatiche sono sempre apparse come testimoni della fede. Quale ruolo ha svolto Santa Elisabetta nel periodo in cui è vissuta e come descriverebbe il suo carisma?

Card. Erdő: Se mi permette un’analogia molto moderna, ella era un po’ la Madre Teresa del XIII secolo. Era stimata, amata, venerata subito dopo la sua morte. Era conosciuta grandemente in Europa perché ha parlato quella lingua che capiscono tutti: la lingua della carità verso i più poveri, verso i più svantaggiati. Ma questa carità nel suo caso è nata dal suo amore all’interno del matrimonio sacramentale, dall’atmosfera che ella viveva nella vita familiare. Dall’amore verso il marito, verso i figli scaturiva un amore più largo verso i poveri e i bisognosi. E’ dunque una figura veramente grande e una dei massimi rappresentanti laici della spiritualità francescana. Per questo il 17 novembre i più alti esponenti di tutta la famiglia francescana erano presenti alla concelebrazione.

E’ possibile a suo avviso riproporre la vita esemplare di Santa Elisabetta come modello nell’Ungheria contemporanea?

Card. Erdő: Lo stiamo facendo, anche in Ungheria abbiamo cominciato un anno dedicato a Santa Elisabetta: il 19 novembre abbiamo aperto l’anno con una grande celebrazione nella Basilica di Budapest e nella serata di quello stesso giorno nel Palazzo delle Arti ha avuto luogo un grande concerto con l’Oratorio di Franz Liszt su Santa Elisabetta. Nel quadro di questa serata musicale abbiamo consegnato un premio intitolato a Santa Elisabetta ad una signora handicappata che, malgrado la malattia, ha servito gratuitamente gli altri malati per 40 anni. È un gesto che merita il massimo riconoscimento e bisogna che la società sappia che esistono tra di noi persone così coraggiose, così decise a seguire l’esempio di Santa Elisabetta.

Quale è invece per lei personalmente il valore dell’insegnamento di Santa Elisabetta?

Card. Erdő: Ha un valore grandissimo. È stata una santa mistica che ha preso tutto il suo entusiasmo dalla preghiera. Siamo nel contesto di San Francesco e Santa Chiara, in un ambiente dove si pregava davanti al crocifisso e da questa preghiera non derivavano soltanto impressioni ma anche visioni ed esperienze mistiche. L’intimità con la persona di Cristo era la fonte più profonda di tutta la santità di Elisabetta d’Ungheria ed è questo che la rende attuale. Ha un messaggio fondamentale per tutti noi.

In conclusione, le vorrei chiedere una previsione: quali saranno, a suo avviso, gli eventi più significanti di quest’anno in Ungheria e in Europa, soprattutto nell’ottica della diffusione e promozione dei valori della Chiesa?

Card. Erdő: Prima di tutto, in diversi Paesi si festeggerà Santa Elisabetta, sopratutto in Germania dove è conosciuta come Santa Elisabetta di Turingia. Sono stato ad Eisenach, a Wartburg nel castello dove ella ha vissuto. Penso che diverse diocesi tedesche abbiano dei programmi spirituali, anche in Slovacchia nella città di Kosice, dove è si trova la cattedrale dedicata a Santa Elisabetta. Infine a Sarospatak, in Ungheria, nella città dove nacque la santa e anche a Budapest abbiamo avviato diversi programmi religiosi, culturali e dedicati alla carità cristiana.
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