Péter Cardinal Erdõ Péter Cardinal Erdõ
Function:
Archbishop of Esztergom-Budapest, Hungary
Title:
Cardinal Priest of St Balbina
Birthdate:
Jun 25, 1952
Country:
Hungary
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Intervista al Cardinal Péter Erdő sulla sua esperienza al recente Congresso Internazionale di Lisbona
Nov 24, 2005
L’urgenza per una nuova evangelizzazione non è dettata dalla necessità di rinnovare il messaggio contenuto nel Vangelo, ma dalla mutate circostanze attuali, per cui nell’anonimato delle grandi città esiste spesso una moltitudine di persone che non conosce per niente Gesù Cristo, sostiene il Cardinale Péter Erdő.

ROMA, mercoledì, 16 novembre 2005 (ZENIT.org).- Di ritorno da Lisbona, dove ha preso parte al Congresso Internazionale per la Nuova Evangelizzazione (ICNE), svoltosi nella capitale portoghese dal 5 al 13 novembre, l’Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate d’Ungheria ha voluto condividere con ZENIT la sua esperienza in questa intervista, raccolta da Somogyi Viktoria, che vi proponiamo.

L’Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Europa” del compianto Giovanni Paolo II denunciava la grave situazione spirituale del vecchio continente. Esso, infatti, “si colloca oramai tra quei luoghi tradizionalmente cristiani nei quali, oltre ad una nuova evangelizzazione, in certi casi si impone una prima evangelizzazione”[1]. Alla luce di questa analisi, purtroppo tristemente vera, si cerca di rispondere con un rinnovato slancio missionario che possa colmare quel divario “tra la fede e la vita” frutto di un agnosticismo dilagante o di un umanesimo immanentista profondamente secolarizzato [2] e privato di qualsiasi riferimento alle comuni radici cristiane del pensiero europeo. In questo solco deve essere posta l’esperienza del Congresso Internazionale per la Nuova Evangelizzazione promosso dai Cardinali José da Cruz Policarpo (Lisbona), Cristoph Schönborn (Vienna), Jean-Marie Lustiger (Parigi), Godfried Daneels (Bruxelles) e da Lei in persona. Al termine del Congresso che ha avuto luogo dal 5 al 13 novembre a Lisbona, quali temi sono stati trattati per comprendere la situazione attuale?

Card. Erdő: Questo Congresso naturalmente non è stato affatto, e non voleva essere, un Congresso scientifico ma si inseriva in una serie di avvenimenti di carattere diverso: a Vienna si parlava, infatti, di Stadtmission, a Parigi di mission de ville. Si tratta quindi di una missione cittadina speciale nelle grandi città europee. Ci siamo incontrati per analizzare la medesima problematica in tutte queste grandi città d’Europa con l’intenzione di cercare una soluzione ai problemi. Con l’aiuto dei diversi movimenti di spiritualità e in clima di mutua collaborazione si vuole rinnovare lo slancio missionario nelle nostre città. Si tratta realmente di una nuova situazione sociologica. Quindi se parliamo di nuova evangelizzazione non lo facciamo perché, forse, il Vangelo deve essere rinnovato: il Vangelo è sempre lo stesso, il Vangelo di Gesù Cristo. Però le circostanze cambiano e sono cambiate anche nel nostro continente.

In occasione del Congresso, come già avvenuto a Vienna nel 2003, il Cardinale José da Cruz Policarpo, Patriarca di Lisbona, nell’omelia della Santa Messa per l’apertura dei lavori ha avviato la missione cittadina spalancando le porte di Lisbona ad un’intensa opera missionaria. Il porporato, rinnovando l’insegnamento di S. Paolo, ha spiegato ai presenti che “per essere capaci di evangelizzare si deve imparare ad amare”. Per quale motivo è sempre più necessaria una nuova missio nelle grandi metropoli?

Card. Erdő: Nelle grandi città esiste un forte anonimato. Una grande moltitudine di persone non conosce per niente Gesù Cristo. Non è che abbiano rifiutato la Chiesa o il cristianesimo ma non hanno ricevuto ancora l’annuncio del Vangelo. Nelle stesse città esistono anche cospicue comunità cattoliche che devono rinnovare sia la loro vita di fede che la loro azione missionaria. Su questo si è molto riflettuto durante questi Congressi e le missione cittadine possono aiutare molto in questo senso.

Già Paolo VI, con estrema lucidità, aveva compreso che l’uomo contemporaneo “ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni” [3]. Una fede matura, adulta e convinta, lungi da ogni inaridimento mondano e secolare, deve essere il volano di ogni cristiano che testimonia con la sua vita l’appartenenza a Cristo e alla Sua Chiesa. C’è bisogno, quindi, di un cammino di preparazione e formazione alla “bellezza” del Vangelo e dei suoi perenni insegnamenti. Come si appresta la Chiesa ad aprirsi verso l’esterno?

Card. Erdő: E’ necessario che le comunità parrocchiali, i religiosi e i movimenti ecclesiali esistenti nelle diverse città prendano coscienza del loro dovere di aprirsi verso il mondo intorno a loro, verso i non credenti, verso quelli che hanno bisogno della buona novella di Gesù Cristo. Anche in questa occasione abbiamo parlato nella famosa chiesa di San Geronimo per cinque giorni di diverse tipologie di problemi e delle attività della chiesa tra le quali la cura spirituale dei moribondi, la dignità della persona e del malato. Durante i lavori del Congresso ci sono state tante testimonianze importanti. Ricordo con piacere quella di una persona che lavora da molti anni in Brasile tra i poverissimi dove regnano malattia, povertà e morte, ma dove c’è anche grande apertura verso l’amore e verso il Vangelo.

Sono stati trattati anche altri argomenti. Ci sono state mostre d’arte, diverse manifestazioni culturali tra cui i colloqui all’Università cattolica di Lisbona della quale il Cardinale Patriarca Policarpo è stato Rettore. Dall’università cattolica possono venire molti spunti per un dialogo fecondo tra la nostra fede e la cultura. Anche il mondo dei mass-media si è molto interessato all’evento con interviste e servizi. Ci sono stati, inoltre, una serie di incontri con la gente e programmi parrocchiali come la via lucis di tre parrocchie alla quale ho potuto partecipare personalmente.

Alla fine dei lavori c’è stato un momento di spicco: un pellegrinaggio, una bellissima processione attraverso tutta la città con la statua della Madonna di Fatima che dopo 50 anni è stata di nuovo portata a Lisbona proprio perché la gente potesse esprimere la propria devozione. Al termine del cammino il patriarca ha consacrato la città di Lisbona alla vergine di Fatima. Questo momento è stato forse il più solenne di tutta la settimana di fronte ad almeno mezzo milione di persone. Abbiamo, quindi, assistito ad una manifestazione di fortissima fede.

Penso che non sia, forse, completamente vero quel quadro negativo che abbiamo delle città europee per quanto riguarda la fede. La gente di oggi ha fame e sete di Cristo, il mondo ha bisogno di speranza: della speranza di Cristo. Naturalmente ci sono mille problemi: dal matrimonio alla pubblica sicurezza e alla solidarietà sociale e così via… ma non si deve mai perdere il “buon messaggio”. Questo buon messaggio è la persona di Cristo, è Lui che ci insegna la piena verità sulla persona umana. Quindi umanizzare una città, una società vuol dire metterla in contatto con Cristo. E Cristo stesso può cambiare veramente e radicalmente anche le città della nostra epoca.
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