Odilo Pedro Cardinal Scherer Odilo Pedro Cardinal Scherer
Function:
Archbishop of S
Title:
Birthdate:
Sept 21, 1949
Country:
Brazil
Elevated:
Nov 24, 2007
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Italian L'arcivescovo di San Paolo del Brasile all'Arsenale della pace di Torino
Dec 04, 2007
L’Arsenale della pace di Torino ha ospitato il neo cardinale Odilio Scherer durante la preghiera di martedì 27 novembre: un incontro svoltosi alla luce della Parola di Cristo per crescere nella condivisione di un cammino di carità.

(korazym.org, 04/12/2007) "Il buio non aspetta altro che di essere illuminato dalla speranza, perché il buio, il male – e lo sento con profondità – alla sua maniera prega, chiede di essere convertito; anche lui non ne può più di fare del male, perché fa del male anche a se stesso”. Così Ernesto Olivero, il 27 novembre, ha concluso la sua riflessione durante l’ormai tradizionale preghiera del martedì del Sermig all’Arsenale della Pace di Torino. L’incontro è iniziato proprio al buio, a luci spente, nel cortile che si è trasformato in piazza per accogliere il neo cardinale di San Paolo del Brasile, monsignor Odilio Pedro Scherer, a cui papa Benedetto XVI ha assegnato la porpora appena pochi giorni prima. Giovani e adulti, disposti a semicerchio attorno al Vangelo aperto e con in mano tanti lumini a simboleggiare l’importanza della vera luce che rischiara il buio, hanno osservato scorrere sul muro le immagini del I Mondiale dei Giovani della Pace tenutosi a Torino nel 2002. Intanto, sono state lette le testimonianze di alcuni ragazzi che hanno raccontato la voglia di costruire un mondo diverso.

“Il tempo che noi stiamo vivendo è un tempo davvero difficile, un tempo che sembra impossibile vivere senza disperazione. Ma è il nostro tempo e l’abbiamo nelle nostre mani – ha poi commentato Olivero in cappella - Tutto quello che è nelle nostre mani, se noi ci abbandoniamo a Dio, possiamo tentare di trasformarlo. Sappiamo che non c’è nessun documento, nessuna parola che possa cambiare un momento di buio. Solo la luce può annullarlo. In un momento buio come questo la luce è la speranza”. Cosa significa speranza? Per Olivero è uno stile di vita strettamente legato alla carità e al valore della restituzione: “Allora noi – e lo ripetiamo sovente – per una esigenza di amore, per una esigenza di gratitudine a Dio che ci vuole bene, ogni volta restituiamo: i nostri soldi, il nostro tempo, la nostra intelligenza… Nessuno è talmente povero da non poter aiutare qualcun altro, può essere più gentile, può essere meno nervoso - Molti di noi stanno dando la vita, ma la vita dobbiamo darla con gioia e convinzione. La noia e l’abitudine non devono bussare alla nostra porta. Se bussano devono trovare occupato: “Siamo impegnati con la speranza!”. Allora la speranza diventa una luce più vasta”. Lo stesso papa Giovanni Paolo II, riconoscendone lo spirito, aveva esortato i giovani del Sermig: “Tirate fuori la speranza assopita nel cuore degli uomini”. Un invito accolto quotidianamente sempre con nuovo entusiasmo.

Il cardinale Scherer, esprimendo prima il piacere di conoscere e di trovarsi nel luogo dal quale è partita la scintilla che ha dato vita all’Arsenale della Speranza di San Paolo, ha fatto riferimento alla figura di Cristo Re (celebrata la domenica precedente) quale centro su cui fondare il proprio impegno sociale e cristiano: “Noi non siamo soli a costruire un mondo migliore, a voler costruire il Regno di Dio. Il Regno di Dio è anzitutto di Dio, non è nostro e noi siamo collaboratori nella costruzione del Regno di Dio – ha esordito il vescovo brasiliano - Se vogliamo costruirlo da soli non ce la faremo mai, ma appena riconosciamo che il Regno è di Dio e ci mettiamo a disposizione del disegno di Dio, in sintonia con Dio, con l’amore di Dio, con il progetto di Dio su questo mondo, allora sì che il Regno di Dio cresce. E questo vale per tutto nella vita”. Solamente puntando lo sguardo su Cristo e lasciandosi illuminare dallo Spirito Santo si riescono ad affrontare i problemi del mondo: “Solo quando il nostro cuore batte insieme con il cuore di Dio noi saremo capaci di fare cose grandi. Questo momento di preghiera mi pare molto, molto illuminante, sia per le iniziative dell’Arsenale della Pace, come per ogni altra iniziativa della Chiesa che noi vogliamo portare a buon termine”.

Il neo cardinale, nelle sue parole, ha ripreso il brano del Vangelo di Giovanni (Gv. 21, 1 – 14) sulla pesca miracolosa letto ad inizio serata, contestualizzandolo sulla realtà del Sermig: “Sono toccato da tutto quello che vedo in questo luogo, si tratta veramente di un’opera della Provvidenza di Dio che va oltre i calcoli umani e poi porta un frutto molto bello. Sono toccato da tutto questo, colpito veramente e capisco che il Signore ha per voi, ha per l’Arsenale della Pace, ha per l’Arsenale della Speranza da noi a San Paolo, un disegno – ha continuato Scherer - Questa iniziativa, questa opera è un segno di speranza di quello che è possibile a chi crede, a chi mette le proprie mani nelle mani di Dio e vuole costruire un mondo migliore non solo con le proprie forze e i propri progetti, disegni, ma con il disegno di Dio”. Allo stesso modo Dio aveva un disegno particolare per i discepoli che inizialmente “avevano capito solo la logica del successo. Cosa ha spezzato la delusione dei progetti mancati” nei discepoli? Il cardinale non ha dubbi: “E’ il linguaggio dell’amore. Passano tutta la notte a pescare ma il loro lavoro non frutta, però appena compare Gesù il pesce arriva. Come leggiamo in altri passi i discepoli da soli non ce la fanno”. Noi siamo proprio come i discepoli, siamo i discepoli di oggi. v A conclusione, il cardinale ha rivolto un pensiero particolare a quelli che sono ancora lontani dal messaggio evangelico: “Che possiate aiutare gli altri giovani - che forse chissà dove sbattono la testa in cerca della pace, del bene, della bellezza della vita – a capire che il bene; la bellezza della vita è proprio quando noi ci mettiamo in sintonia con Dio come l’apostolo Giovanni che sente il proprio cuore battere in sintonia con il cuore di Gesù e lo riconosce”. La preghiera è terminata con la benedizione di Dom Pedro Luiz Stringhini , vescovo ausiliare di San Paolo per la regione di Belem che ospita l’Arsenale della Speranza: “Lì ogni notte si accolgono 1150 uomini di strada e anche tante celebrazioni, feste, riunioni della nostra regione pastorale. I missionari dell’Arsenale fanno parte della nostra pastorale della gioventù, soprattutto con il progetto “La foresta che cresce. La foresta sta crescendo pian piano lì da noi; qui vedo che cresce molto rapidamente”.

Sulle note di un canto scritto da Ernesto Olivero e musicato da Mauro Tabasso per ricordare “il gigante” e amico Dom Luciano Mendes De Almeida, vescovo brasiliano morto nell’agosto 2006, l’incontro si è dissolto lasciando nel cuore e negli occhi dei presenti la gioia di essere stati toccati, ancora una volta, dall’amore di Dio: quello trasmesso da chi ama “fare bene il bene” per testimoniare l’autentica carità cristiana.
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