Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian L'omelia pasquale del Patriarca: "La sovranità di Dio sulla morte. Dove passa il Risorto, la vita vince"
Apr 17, 2009

> “Nella risurrezione di Gesù la terra si spalanca verso il Cielo”: è l’immagine usata dal Patriarca all’inizio della sua riflessione durante le celebrazioni della Pasqua - definita “la festa della feste” - che si sono svolte nella basilica cattedrale di San Marco. Cristo infatti, ha spiegato il card. Scola, “ha condiviso il cammino di tutti sulla terra degli uomini, come tutti ha concluso il suo cammino nella tomba, ma ha vinto la morte. Egli era l’unico che poteva non morire ma per un atto di amore perfetto ha spezzato, con la sua morte singolare, la catena della nostra morte comune”.
>
> Ripercorrendo il racconto evangelico della resurrezione il Patriarca si è quindi soffermato sulla presenza delle donne, primi testimoni del grande evento: “Resistendo sotto la croce, avevano rappresentato la Chiesa amante, continuano a vivere questa missione e non si lasciano scoraggiare dai terribili eventi che paralizzavano ancora, nello smarrimento, gli apostoli. Una devozione amorosa che ha il coraggio dei semplici. Dio la premia. Queste donne non possiedono nulla di eroico se non la forza dell’amore. Lo mostra, tra l’altro, il loro spavento. L’amore cerca l’Amato”. Sono proprio loro a ricevere la straordinaria notizia dell’angelo che, nella cronaca dell’evangelista Marco appare “come se fosse ovvia.  Come se dicesse ad un visitatore: la persona che cerchi è uscita, ti dico dove la puoi trovare. L’annuncio dell’evento più inconcepibile ha il tono di una tranquilla normalità perché in esso c’è qualcosa di divino: nella risurrezione di Gesù Dio mostra tutta la Sua sovranità sulla morte. Il potere di Dio sulla vita e sulla morte è efficace. In Cristo Dio libera gli uomini dalla schiavitù del timore della morte. Cristo entra in ogni pena, in ogni dolore - come non pensare alle strazianti immagini delle esequie dell’Aquila? - per trasfigurarlo con il Suo passaggio, la Sua Pasqua. Perché dove Lui passa, passa il Risorto, e la vita, alla fine, vince”.
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> Ma l’annuncio della resurrezione, ha proseguito il card. Scola, “non è solo per le donne e per i Suoi, né per la casa d’Israele, ma per tutti”. E’ un messaggio che va portato e testimoniato pubblicamente tenendo presente che “la testimonianza non è anzitutto qualcosa che viene da noi ma qualcosa di cui siamo i primi stupiti beneficiari e che deborda da noi, un dono inarrestabile che chiede a sua volta di essere donato”. Si apre così un tempo di vera speranza: “Dalla Pasqua odierna muta il nostro quotidiano. Il Risorto ci rende accessibile l’amore effettivo. E questo cambia il nostro sguardo su tutta la realtà. Ci apre al principio-speranza. E alla speranza solidale che si adopera per costruire, senza arrendersi, pace e giustizia su questa terra”.
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> Anche di fronte alla “morsa del male, dentro e fuori di noi. Dov’è allora il Risorto? Quale novità allora dopo la Redenzione di Cristo? Il mondo ci appare in pieno travaglio e la morte con i suoi dolorosi anticipi sembrano avere la meglio: pensiamo alla tragedia del recente terremoto, a quella dei bambini e degli innocenti, alla violenza inaudita della guerra e dei mille altri conflitti che si scatenano anche nelle nostre società cosiddette avanzate, per non parlare della miseria africana, della perdita del lavoro per italiani ed immigrati, degli ultimi di ogni parte del mondo”. Come per San Tommaso, così per ognuno di noi l’incredulità viene superata “grazie al contatto con le piaghe di Cristo, con le ferite che il Risorto non ha nascosto, ma ha mostrato e continua a indicarci nel dolore, nelle pene e nelle sofferenze di ogni essere umano. La Santa Madre Chiesa, viva dopo duemila anni nonostante la fragilità degli uomini di Chiesa, è la garanzia oggettiva che la fede se tu la accogli vince oggi ogni pena, ogni dolore, la morte stessa e, soprattutto, se ci pentiamo, il nostro peccato”.

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