Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
Send a text about this cardinal »
View all articles about this cardinal »
Italian Nelle quattro finalità il futuro dei Gruppi d'ascolto
Feb 23, 2009

Un’esperienza così intensa e dilatata nel tempo, come quella dei Gruppi di Ascolto, può far correre il rischio, per la convinzione che tutto vada sempre bene, di oscurare a volte lo spirito critico, indispensabile per continuare a crescere»: in questa introduzione della commissione per i Gruppi d'ascolto viene riassunto lo spirito dell’incontro diocesano degli animatori, delle famiglie ospitanti, dei coordinatori di caseggiato e degli amici dei Gruppi di Ascolto con il Patriarca Angelo Scola, svoltosi sabato 14 febbraio all’istituto “S. Marco” della Gazzera, a Mestre.

Nell’ampia palestra dei Salesiani oltre 700 persone, alternando i salmi ai canti e alla preghiera, a riflessioni e interventi, si sono confrontate con il Patriarca, che era affiancato dal vescovo ausiliare mons. Beniamino Pizziol a dal vicario per l'Evangelizzazione e la Catechesi mons. Valter Perini; e tutti insieme si sono confrontati con la Parola del Vangelo, in particolare con il brano dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35), la cui espressione “Non ci ardeva forse il cuore nel petto?” era stata scelta a tema dell’incontro.

Seimila persone coinvolte. Da dieci anni, nel Patriarcato di Venezia, cinquecento animatori e altrettanti gruppi di ascolto, per un totale di circa 6000 persone, hanno avuto, «grazie al Patriarca Marco Cè, la possibilità di spalancare il quotidiano alla sua potenza rivelatrice”, come ricorda il Patriarca Angelo con gratitudine. Perché questa grande grazia, che sono i Gruppi di ascolto, continui a dare i suoi frutti, occorre evitare il rischio dell’autoreferenzialità, che secondo mons. Perini «impedisce di rimettersi in discussione e di accettare qualsiasi prospettiva di cambiamento».

“Noi speravamo” o “noi speriamo”? Un gruppo di lavoro della commissione diocesana, partendo dalle Proposizioni del Sinodo dei Vescovi di ottobre sulla Parola di Dio, si è interrogato su come far crescere i Gruppi di ascolto «affinché l’incontro con Gesù trasformi veramente la vita di ogni partecipante».

«Il compito che avete davanti non deve ricacciarvi nel passato, nell’imperfetto… in quel terribile imperfetto: “noi speravamo”, dei discepoli di Emmaus». Così il Patriarca incoraggia a trasformare il “noi speravamo” della delusione scettica in speranza reale al presente. Come nel cammino verso Emmaus «Gesù in persona si accostò e camminava con loro», così, richiamandosi il Patriarca alla testimonianza di Liana, del vicariato di Marghera, Gesù con i Gruppi di ascolto è entrato più di persona nella nostra vita, poiché «più delle cose belle e realiste che avete detto contano i fatti, il fatto che più di 700 persone, in questo sabato di carnevale, si ritrovano in uno spirito di famiglia». E su questo aspetto il card. Scola insiste per «dare più energia all’avvenimento di incontro familiare con Cristo, di cui voi siete occasione».

Uno spiraglio di libertà. C’è un “ma” alla caduta di ogni speranza di quel “noi speravamo…”. E’ il “ma essi insistettero: resta con noi…”, perché avevano intuito. L’incontro con “Gesù in persona” aveva scaldato il loro cuore e aperto «lo spiraglio di libertà, come quella lama di luce che d’estate, per la porta socchiusa, attraversa tutta la stanza». E' così che Pina, della parrocchia di S. Maria di Lourdes di Mestre, testimonia che nel Gruppo di ascolto ha scoperto «la vitalità della Parola di Dio» e l’importanza della «presenza stessa delle persone».

Il problema della conoscenza. Indiscussa l’originale ricchezza del contesto familiare per la lettura della Sacra Scrittura, emerge la necessità di prendere atto, con rispettoso realismo, di difficoltà e problemi esistenti, se si vuole far crescere l’esperienza dei Gruppi di ascolto e rispondere in modo autentico al «bisogno di sentire mia la Parola». Per questi motivi non può essere sottovalutato l’intervento di chi chiedeva al Patriarca conferma, che «Adamo ed Eva erano veramente esistiti e non sono dei simboli», ponendo la questione come essenziale per la nostra fede. Infatti questo è uno dei problemi che si riscontrano, quando i laici si avvicinano alla Bibbia e, magari senza colpevole ignoranza, non sanno nulla di generi letterari o di tradizioni orali o cosa si intenda quando si parla di veridicità della Sacra Scrittura.

La rassicurazione del Patriarca, che sulle cose sostanziali non si sbaglia mai, si è integrata con l’invito a considerare che per noi l’incontro non è solo con un libro, ma soprattutto con una Persona, e che c'è un’unità inscindibile tra scrittura, tradizione e magistero.

Formazione diocesana e comunione. E se, come conferma lo stesso mons. Perini, «la formazione degli animatori risulta essere seria», non si può dimenticare la preoccupazione, segnalata dalla prima testimonianza, che «tanti animatori, non frequentando la formazione diocesana, si formano altrimenti o non si formano. In questo modo viene tralasciato l'aspetto comunionale e la formazione personale è lasciata all'iniziativa del singolo: la nostra è un'esperienza di comunione ecclesiale, che parte dalla piccola comunità del Gruppo d'ascolto, si allarga alla comunità parrocchiale e alla diocesi, fino ad arrivare al vescovo... non ancora tutti gli animatori sono corresponsabili di questo... questo concetto non è ancora passato per tutti».

Le quattro finalità. Allora ritorna fondamentale la domanda posta da don Perini: «Come deve cambiare il Gruppo di ascolto oggi? Quali sono le circostanze che chiamano il Gruppo di ascolto a dei cambiamenti?».

«Sono certo della bontà di questo cammino - conferma il Patriarca - e della chiara direzione indicata da don Valter», che individua «nelle quattro finalità della Visita pastorale il futuro, la Magna Charta, gli assi portanti, per rinnovare i Gruppi d'ascolto».

Innanzitutto il Gruppo d'ascolto è chiamato a diventare sempre più una piccola comunità dalla forte appartenenza a Cristo e fra i partecipanti: l'identità comunitaria è sostanziale come lo è la forma comunitaria della testimonianza. Il Gruppo d'ascolto è chiamato a immedesimarsi sempre nella Parola del Signore, per avere lo stesso pensiero di Cristo, il che risponde anche al rischio, segnalato all'inizio, «di oscurare la Parola, mentre appare necessaria una forma di comunicazione che lasci più trasparire la Parola di Dio» e dia all'animatore «un ruolo più defilato».

Educazione al gratuito. Il Gruppo d'ascolto si educa al gratuito, come risposta d'amore per ciò che ha ricevuto da Dio, ed è chiamato a vivere l'unione fraterna per la presenza concreta di persone. Si realizza così quel «nesso tra Parola e opere», riferito da Andrea della parrocchia di S. Lorenzo Giustiniani, che ha chiesto al Patriarca «cosa possiamo fare noi e lei per far risuonare la Parola nelle opere». Qui sta «la natura sacramentale della Parola - osserva il card. Scola, rimasto colpito da questa domanda - non si può separare la Parola dalle opere... e la Parola di questo Padre è Gesù Cristo».

Invitate tutti. Infine il Gda si educa alla missionarietà, prendendo seriamente le circostanze e le relazioni, poiché «deve essere una comunità che affronta tutta la realtà». Il Gda diventa missionario nel modo più semplice, conclude il Patriarca, con «l'invito volto a volto: invitate, invitate, invitate tutti!». E, se ci fossero dubbi, «è la vita il programma da svolgere».
55 READERS ONLINE
INDEX
RSS Feed
back to the first page
printer-friendly
CARDINALS
in alphabetical order
by country
Roman Curia
under 80
over 80
deceased
ARTICLES
last postings
most read articles
all articles
CONTACT
send us relevant texts
SEARCH