Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Intervista del Patriarca dal Kenya
Jul 16, 2008
Qui impariamo a vivere le dimensioni del mondo

Il racconto degli incontri più significativi e dell’intensa e partecipata messa domenicale a Ol Moran ma anche un primo bilancio del viaggio in Kenya, tuttora in corso, della delegazione della Chiesa veneziana: sono stati questi i contenuti principali dell’intervista che il Patriarca card. Angelo Scola ha rilasciato - in collegamento dall’Africa - a BluRadioVeneto (l’emittente delle diocesi di Venezia, Padova e Treviso). Ecco il testo, quasi integrale, dell’intervista.



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L’Eucaristia e la domenica a Ol Moran



E’ stata una domenica molto intensa, abbiamo concelebrato la messa per più di un migliaio di fedeli, molti dei quali provenienti dalle cappelle più lontane che sono parte della parrocchia, dopo 20/25 chilometri fatti magari a piedi già dal pomeriggio prima… Una messa molto intensa, tipicamente africana, con molti canti, molte danze ma anche con tanti intensi momenti di silenzio soprattutto durante la consacrazione. La messa è durata circa tre ore, a cui ha fatto seguito un momento d’incontro in cui vari gruppi ci hanno presentato danze e poemi da loro fatti ed è stato tutto molto intenso. Abbiamo avuto poi un incontro con un centinaio di giovani della parrocchia che sono realmente un’espressione vitale molto affascinante, i quali con i metodi loro propri, molto legati anche al canto al ritmo e alla danza, hanno detto la vita che fanno insieme e il  loro desiderio di crescere in Cristo e di testimoniarlo in tutti gli ambienti della loro esistenza.


Uno sguardo alla realtà di Ol Moran



Sono rimasto veramente impressionato dalla grande crescita che la comunità ha avuto in qualità. Realmente dobbiamo conoscere che quando si dice comunità in un contesto come questo, ed anche evidentemente per le loro grandi tradizioni, si dice una realtà che si fa visibile. Abbiamo avuto modo di incontrare due scuole superiori in un momento articolato di riflessione preparato da loro sul tema dell’amore. Partendo dal famoso sonetto di Shakespeare secondo cui “l’amore non è più tale se viene meno quando l’altro si allontana”, hanno riflettuto su un pezzo de “Il mercante di Venezia” - sempre di Shakespeare - e poi sul discorso del Santo Padre ai giovani per le GMG. C’erano più di 300 studenti presenti con domande molto profonde. Per esempio uno ha detto: perché ci chiedete un amore eterno e  per sempre se noi siamo solo creature finite? Questo è stato un incontro molto significativo a cui è seguito un incontro con i professori cattolici di queste scuole e infine ieri mattina (sabato) un incontro estremamente interessante sulla vita della parrocchia e di tutte le cappelle dipendenti con una settantina di leaders responsabili che ci hanno esposto articolatamente la storia e il presente della parrocchia. Ci hanno parlato della situazione attuale del Kenya - a livello ecclesiale, sociale e politico - e hanno illustrato le sfide principali con cui la parrocchia deve misurarsi e che, fondamentalmente, sono legate oltreché all’estrema povertà del luogo al fatto che tutta questa zona a nord della diocesi di Nyahururu - dove si trova Ol Moran - è caratterizzata in questo momento da un’insicurezza fisica molto forte soprattutto per una certa tensione tra quelli che qui vengono chiamati “pastoralisti”, cioè le tribù dedite alla pastorizia, e quelle stanziali che fanno piuttosto agricoltura. Poi devono anche fare i conti con l’aridità, con la mancanza di piogge e il raccolto che va male: sono problemi molto pratici ma che loro affrontano realmente dentro una prospettiva di fede. Ho trovato una comunità estremamente cosciente, con tanti laici responsabili  e desiderosi di andare fino in fondo alla loro vita e di prendere in mano il loro destino. Certo, la situazione di povertà estrema fa un po’ vergognare noi del Nord del pianeta e ci costringe ad affrontare diversamente da come stiamo facendo, in maniera meno ideologica, la grande questione della povertà, della fame, della giustizia e della pace nell’area a sud del Sahara.




Prime impressioni sul viaggio e cosa dice a noi questa realtà



Ci sono due risvolti, quello legato alla crescita della Chiesa cattolica in Kenya - su cui abbiamo bisogna ancora di riflettere - e poi c’è il risvolto che riguarda noi di Venezia e ci è balzato chiaro discorrendone nei momenti informali con tutti gli altri che sono qui. Per noi questo rapporto di comunione tra le chiese di Nyahururu, Padova e Venezia è decisivo per educarci a quella che abbiamo chiamato la quarta finalità della Visita pastorale e cioè la capacità di vivere le dimensioni del mondo. Io penso che senza la missione ad gentes, senza la condivisione dei bisogni di una Chiesa come questa, è molto difficile capire che dobbiamo essere missionari negli ambienti della nostra esistenza. Questo un primo aspetto... Il secondo aspetto che mi ha colpito soprattutto visitando la grande opera di Nyahururu, il St. Martin, è che qui possiamo rieducarci ad affrontare in maniera più completa e più efficace il grande problema della fame, della miseria, della pace e della giustizia in questo posto. Io mi aspetto che il nostro rapporto con Nyahururu ci faccia crescere e ci aiuti, in questo senso, a superare un modo un po’ ideologico di affrontare questi problemi e a deciderci a dare il nostro piccolo contributo di effettiva condivisione che non può essere ridotto soltanto all’invio di qualche soldo o al soccorso di qualche bisogno, non può essere una teoria generale sulla giustizia ma deve essere una condivisione di vita a partire dalla concezione cristiana dell’esistenza che va, come ha detto qui uno dei responsabili, dalla carità fino alla giustizia e alla pace ma rispettando questo ordine: dalla carità fiorisce la giustizia, dalla coniugazione tra la carità e la giustizia nasce la pace.



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Il viaggio del gruppo veneziano – che comprende anche il vescovo ausiliare mons. Beniamino Pizziol, il responsabile dell'Ufficio diocesano per la Cooperazione missionaria tra le Chiese don Paolo Ferrazzo e alcuni laici - è iniziato il 9 luglio e il rientro in Italia è previsto per venerdì prossimo. Il momento culminante - quasi una continuazione in terra d’Africa della Visita pastorale attualmente in corso nella diocesi lagunare - è stata, proprio in questo fine settimana, la tappa nella parrocchia “veneziana” di S. Marco a Ol Moran dove sono presenti due sacerdoti diocesani, don Giovanni Volpato e don Giacomo Basso, e la giovane volontaria mestrina Elisa Pozzobon. Tale viaggio era inizialmente previsto nel gennaio scorso ma allora la partenza fu sconsigliata a causa dei gravi disordini scoppiati in Kenya subito le elezioni presidenziali.



Nei giorni precedenti la delegazione veneziana ha avuto, inoltre, numerosi incontri con varie realtà locali e soprattutto con il vescovo mons. Luigi Paiaro (di origini padovane) e i sacerdoti della diocesi di Nyahururu - all'interno della quale si trova Ol Moran -  rafforzando così la profonda comunione ecclesiale esistente. In particolare, il Patriarca ha tenuto giovedì scorso al clero locale (una cinquantina di sacerdoti kenyoti più una decina di “fidei donum” provenienti dalle diocesi di Padova e Venezia) una relazione in inglese sull’esortazione apostolica ”Sacramentum caritatis”, seguita dal dibattito e da alcune domande dei sacerdoti presenti. Nel pomeriggio dello stesso giorno c’è stato quindi l’incontro specifico con i preti veneti “fidei donum”. “Un appuntamento importante per tutti noi - prosegue mons. Pizziol - perché si è cercato di capire bene la storia della presenza dei “fidei donum” in questa zona del Kenya, una presenza che va dal 1973 ad oggi. Abbiamo poi dialogato su come questa presenza è cambiata nel tempo, sulla situazione attuale e su quali possano essere le prospettive. Soprattutto è stato sottolineato lo stile di questa presenza, uno stile profondamente comunitario e che noi abbiamo accolto con grande soddisfazione perché è proprio lo stile che cerchiamo di proporre anche alle nostre comunità”.
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