Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Scola: la mia idea di scuola libera di Roberto Papetti
May 24, 2008
I progetti del Marcianum – modello di educazione libera e internazionale, un “polo” dalla materna al dopouniversità - e il suo ruolo nella società: a colloquio con il Patriarca.

(IL GAZZETTINO, 16 aprile 2008) «L'assenza dei temi dell'educazione e della scuola dalla recente campagna elettorale è grave.

Penso sia uno dei segni oggettivi della fatica che si avverte nel nostro Paese e di una certa incapacità degli opinion leaders a tutti i livelli di interpretare i bisogni reali del popolo. Nella
visita pastorale io constato invece che c'è una grandissima attenzione dei genitori, al di là della crisi della famiglia, ai temi dell'educazione dei figli. Sono impressionato dalla partecipazione massiccia di papà, mamme, nonne e nonni agli incontri che facciamo su questi temi e si tratta di persone che solo in minima parte - meno del 10% - va a Messa alla domenica. È il segno che c'è una domanda educativa acuta e realmente preoccupata che aspetta una risposta adeguata. Credo che questo spieghi anche certo distacco dalla politica: c'è una lontananza
dalla vita concreta della gente». Il Cardinal Angelo Scola interverrà oggi alla Basilica della Salute per il quarto Dies Academicus del Marcianum, il polo pedagogico-accademico (dalle
elementari fino ai corsi post-universitari) fortemente voluto dal Patriarcato di Venezia e sviluppatosi grazie anche ai contributi della Legge speciale e della Regione Veneto. Una realtà educativa originale a cui Scola affida un ruolo strategico: polo educativo con forte impronta internazionale, ma anche esempio concreto di quel modo di fare educazione che vede nella società civile un soggetto attivo e protagonista. Temi che da sempre vedono Scola molto sensibile e impegnato e che sono al centro di questa conversazione con il Gazzettino.

Patriarca, dopo quattro anni, che bilancio fa dell'esperienza del Marcianum?

«Positiva, anche se dopo appena quattro anni un vero bilancio è prematuro per un'impresa di questo tipo. Ma si possono già allineare alcuni elementi che mi sembrano molto significativi per
la loro incidenza nella vita della Chiesa e della società civile. Il primo elemento è la nascita della Fondazione Studium Generale Marcianum. Abbiamo fatto una scelta che implica un certo rischio poiché rappresenta un inedito rispetto all'abituale modo di agire in ambito ecclesiastico.

Il Patriarcato ha voluto coinvolgere nella gestione diretta del Marcianum la società civile, chiamando persone giuridiche e domani anche persone fisiche ad essere soci e sostenitori di
questa impresa e a governarla attraverso un consiglio d'amministrazione e una giunta esecutiva. La Fondazione Patriarca Agostini, che risponde in ultima analisi alla Curia, oggi ha
solo due delle sei quote in atto. Non tutti i miei collaboratori erano propensi a questa operazione»

Per quale ragione?

«Perché sostenevano che in futuro potremmo correre il rischio di perdere il controllo di questa opera in cui abbiamo impegnato molte risorse umane e finanziarie e di compromettere la
proposta pedagogica ed accademica del Marcianum».

Rischi che lei non teme?
«Noi abbiamo deciso anche in questo campo di testimoniare la nostra convinzione che in Italia è realmente necessaria una nuova laicità. Cioè è necessario che nella società plurale si creino
occasioni di confronto attivo e reale in vista di quello che io chiamo il riconoscimento comune.

Il Marcianum è la dimostrazione che si può fare una proposta culturale e di pensiero che ha un volto e un'identità precisi ma che contemporaneamente è capace di un confronto a 360 gradi.
Sono stato molto contento che istituzioni prestigiose si siano impegnate con uno sforzo finanziario rilevante. Questa per noi è la strada affinché la libertà di educazione diventi realtà
nel nostro Paese: vogliamo mostrare che non intendiamo sostenere battaglie ideologiche sulla scuola e l'università, vogliamo soltanto che la società civile, quando è in grado, possa dar vita
a soggetti capaci di gestire istituzioni scolastiche e di ricerca, evidentemente sotto la garanzia che lo Stato è doverosamente chiamato ad esercitare».

A proposito, lei due anni fa, in un'intervista, disse: Lo Stato deve governare la scuola, non gestirla». Un'affermazione, forse volutamente provocatoria, che fece molto discutere. È cambiato qualcosa da allora?

«Il Marcianum è un piccolo segno di quanto io intendo: è la prova che non propongo un'utopia. Certo, perché accada quello che io sostengo è necessario un processo a medio-lungo termine.
Ma credo che da subito dobbiamo liberarci da uno stile di scontro ideologico. Io sono per il pluralismo delle scuole non per il pluralismo dentro la scuola unica e chiedo che lo Stato approfondisca la possibilità di concedere a quei soggetti che ne sono capaci la possibilità di fare una scuola, arrivando a garantire loro gli strumenti economici. Le forme possono essere
diverse: detassazione a favore delle istituzioni che partecipano alla gestione della scuola; detassazione per i genitori che pagano le rette, finanziamento di certi strumenti Il Marcianum è
la dimostrazione che se si lascia lavorare la società civile si può operare e crescere in questo campo. Non voglio essere frainteso: la mia non è una battaglia per la scuola cattolica o
confessionale. Senza rinunciare alla nostra visione del mondo e della vita, noi ci battiamo affinché le cosiddette libertà realizzate comincino ad attuarsi anche in un campo tanto importante e tanto delicato come quello dell'educazione. Mi intristisce non poco il fatto che la sensibilità verso la libertà di educazione in questi anni non sia cresciuta nel nostro Paese e questo è tanto più grave se si pensa che il nostro sistema scolastico e universitario, come tutti riconoscono, non è certo fra i migliori d'Europa. Credo che anche sul piano della qualità delle nostre scuole e della nostra ricerca, una spinta oggettiva, rigorosa e ben governata verso la libertà di educazione potrebbe avere effetti benefici».

Torniamo al Marcianum. Quali saranno i prossimi passi?

«Innanzitutto è ormai imminente l'erezione da parte della Santa Sede della Facoltà di Diritto Canonico che ha avuto, all'inizio, come preside-fondatore il professor Arrieta, uno dei massimi
esperti a livello mondiale, oggi Vescovo. Il primo preside è stato sostituto da Brian Ferme, uno studioso britannico, che è stato il decano di Diritto Canonico alla Cattolica di Washington. La nostra del resto è una Facoltà molto internazionale, attenta al diritto occidentale e al diritto orientale e preoccupata di mostrare come il diritto canonico sia stato il punto di cerniera tra diritto romano e i due diritti oggi praticati, quello di radice latina e il common law anglosassone. Insomma non è un luogo di pura formazione di canonisti ma è un luogo in cui il
cui diritto si dilata alle altre discipline: e il ruolo del diritto nella nostra società è sempre più centrale. Poi mi preme ricordare che ad ottobre partiranno due nuovi indirizzi di laurea
specialistica in Scienze Religiose: bioetica e beni culturali».
Una delle particolarità del Marcianum è proporsi come centro pedagogico-formativo ma anche di ricerca: la vostra proposta educativa va infatti dalle elementari sino agli studi postuniversitari.

Una scelta impegnativa…

«È una delle nostre sfide: un progetto educativo entro il quale comporre l'unità del soggetto del sapere. Per questo abbiamo voluto che tutto il percorso formativo fosse emblematicamente
garantito: ciascuno poi, nel corso del suo itinerario formativo, farà le sue scelte, ma la nostra è una proposta unitaria».
La dimensione internazionale che Lei, da subito, ha voluto dare al Marcianum, quanto deve al ruolo e alla storia di Venezia?
«I fattori alla base di questa scelta sono due. Il primo risale alla fine del 2001, quando Papa Giovanni Paolo II prima di Natale mi chiamò per dirmi che mi avrebbe inviato a Venezia. Il
Santo Padre mi disse: "Ricordati che Venezia deve essere la spalla di Roma" e aggiunse che il Patriarca doveva avere alle spalle un'esperienza episcopale e insieme un'esperienza internazionale, come quella che appunto io avevo maturato a Grosseto e all'Università Lateranense, che ha più di 40 sedi nel mondo. E questo era già un segnale. Il secondo fattore è appunto Venezia, che è realmente, come mi capita spesso dire, una città dell'umanità, un ponte aperto al confronto con le altre culture: Venezia parla naturalmente e quotidianamente con tutto il mondo».

Nasce da qui l'idea di un gemellaggio con Alessandria d'Egitto?

«Uno degli aspetti più interessanti del nostro recente pellegrinaggio in Egitto è stata appunto la riscoperta dell'importante ruolo di Alessandria nella storia della Chiesa e delle comuni radici marciane di Alessandria e Venezia. Inoltre parlando con il nostro Console abbiamo avuto la conferma che esistono rapporti economici intensi tra le due città: per queste ragioni proporrò al sindaco, professor Cacciari, il gemellaggio con Alessandria. Noi intanto abbiamo rinsaldato i legami con la Chiesa copta ortodossa incontrando anche Papa Shenouda III e, naturalmente, con la Chiesa copta cattolica».

A proposito del professor Cacciari: il sindaco collaborerà con il Marcianum?

«So che è stato invitato a tenere una delle relazioni principali del Convegno Internazionale del Progetto Uomo-Polis-Economia su La società plurale nel settembre 2009. Spero proprio che
possa accettare».

Venezia e il Marcianum: che rapporto c'è oggi?

«Un rapporto profondo che va oltre l'attività educativa e di ricerca, ma di cui forse la città non ha ancora piena conoscenza. Basti pensare che ogni giorno dalla Punta della Dogana passano circa 600 persone coinvolte nelle diverse attività del Marcianum. Così si rivitalizza la Punta della Dogana. Inoltre metteremo a disposizione del pubblico un museo con 500 opere, due biblioteche, stiamo studiando sinergie con il gruppo Pinault. Il nostro, insomma, è un contributo alla crescita antropologica della città».
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