Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Il Patriarca e i camionisti
May 17, 2008
Figlio di un autotrasportatore, il vescovo di Venezia si sente solidale con la categoria, alla quale si rivolge con affetto. Da Paolo Bossi.

(TUTTOTRASPORTI di maggio 2008) Lombardo d'’origine (è nato vicino a Lecco) e dal 2002 patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola - 66 anni - ha volentieri accettato di incontrare TuttoTrasporti nella sua sede patriarcale. Lo scopo era porgli alcune domande sulla vita e sul ruolo dei camionisti, cui egli si sente molto vicino: suo padre Carlo svolgeva questa stessa professione. Con modi cordiali, è lui a venirci incontro tendendo la mano, disponibile ad affrontare un tema caro, benché non abituale nella sua missione pastorale. Il colloquio si è svolto come segue.

Eminenza, Lei è patriarca della città di Marco Polo, il più famoso fra i viaggiatori di terra. Anche i camionisti sono grandi viaggiatori di terra. Le succede mai di pensare a loro?

Mi capita spesso, soprattutto in viaggio, di pensare alla vita degli autotrasportatori, molto faticosa - non mi riferisco solo alla fatica fisica, ma anche al peso della lontananza dalla propria famiglia - e pericolosa. Tuttavia c’è un aspetto di fascino in questa vita e in questa professione, se svolta con abnegazione ed equilibrio.

Lei ama sottolineare che, a questo mondo, siamo tutti dei pellegrini. Forse nessuno, per mestiere, lo è più di chi guida un mezzo per professione. Sembra che il camionista abbia la possibilità di entrare meglio in rapporto con gli altri. Come usare questa opportunità?

Può usarla valorizzando fino in fondo la molteplicità degli incontri e cercando il più possibile di comunicare la bellezza della propria esperienza di vita; e di testimoniare il senso di dipendenza nei confronti di Dio. Chi svolge un lavoro tanto rischioso, infatti, è portato a restare sempre aperto a questo senso di dipendenza. Certo, tutto ciò richiede sobrietà e anche una forte amicizia con i colleghi.

Quali ricordi Lei ha di suo padre Carlo, autotrasportatore? È mai stato con lui in cabina? Cosa le è rimasto dei suoi insegnamenti?

Sono stato più volte a bordo con lui, soprattutto quando da Lecco doveva raggiungere Milano e quindi andava e tornava in giornata. Poi ricordo una volta (fine anni ‘40) in cui mi portò con lui sulle rampe dello Stelvio: io avrò avuto sette o otto anni e lui doveva trasportare, divisi in pezzi, i pali dell’elettricità per conto della Sae (Società anonima elettrificazione). E rammento quando partì per Messina, sempre con a bordo pali per il nuovo elettrodotto dello Stretto: tra andata e ritorno rimase fuori casa 17 giorni! Si è riempito di straordinari per far studiare i figli: mio padre mi ha profondamente segnato per la sua dedizione alla famiglia e al lavoro, svolto con passione e con competenza

Nell’alternarsi continuo, in viaggio, di volti e realtà, alla fine il pensiero del camionista va sempre al ritorno a casa, in famiglia. Capita spesso che egli debba starne lontano tutta la settimana. Gli equilibri familiari non sono, quindi, quelli tradizionali: e ci vuole una bella forza a mantenerli saldi…

La forza, secondo me, viene solo dal saper custodire due valori: da una parte un chiaro senso della propria dipendenza da Dio e la volontà di osservare i suoi comandamenti, dall’altra l’amicizia stretta, tanto

con famigliari, parenti e conoscenti che con i colleghi di lavoro, sia quelli che si conoscono più stabilmente, sia quelli che si incontrano lungo questi trasferimenti.

Il camionista, benché guidi per ore e ore da solo, sente forte l’appartenenza a un gruppo e, infatti, partecipa con entusiasmo ai raduni di camion. Dove il momento religioso non manca mai. Questa spiritualità non può sembrare sorprendente in chi svolge un mestiere così soggetto a certi “luoghi comuni” di giudizio?

Eppure penso che sia decisiva. Proprio perché è uno dei lavori che rischia più fortemente di sradicare la persona dal contesto della vita quotidiana, chi lo svolge sente più forte il bisogno della solidarietà e soprattutto della protezione di Dio e della Madonna. Perciò mi auguro che questi momenti di spiritualità non vengano mai meno e siano sempre vissuti intensamente. Qualcosa di analogo succede per gli uomini del mare; c’è una forte somiglianza tra queste categorie che giocano un ruolo importante per lo sviluppo culturale, sociale, civile ed economico soprattutto del nord del pianeta.

Gli autotrasportatori conoscono bene fatica e stress: prese e consegne senza sosta, code nel traffico, pagamenti che non arrivano, tempi di lavoro soffocanti. E sono arrivati, recentemente, anche alla protesta più dura. Come, in questa situazione di svilimento, potrebbero dare il loro contributo a costruire una vita migliore?

Su questo fronte, secondo me, proprio per la conoscenza più ampia e articolata della realtà, gli autotrasportatori devono saper avanzare proposte realistiche, tentando di far convergere i loro bisogni e legittimi interessi senza mai perdere di vista il bene comune. Tutti noi abbiamo il compito di edificare una società dalla vita buona: certamente chi ha una responsabilità così delicata, chi è sulla strada e, quindi, chi è quotidianamente esposto ed espone gli altri al rischio deve vivere questa responsabilità civile in termini molto precisi e accurati. Per questo è molto importante una solidarietà anche sindacale nel lavoro comune.
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