Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
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Italian Nelle agende veneziane del patriarca Roncalli la dimensione pastorale del futuro Giovanni XXIII
May 02, 2008
Né conservatore né progressista
Un cristiano compiuto.

Di Angelo Scola

Il 29 aprile a Venezia - presso l'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti a palazzo Cavalli Franchetti - vengono presentati i volumi Pace e Vangelo. Le Agende del Patriarca Roncalli. I:  1953-1955 e II:  1956-1958 (edizione critica a cura di Enrico Galavotti, Bologna, Istituto per le Scienze Religiose, pagine 998 e 670, euro 50 ciascun volume). Anticipiamo quasi per intero l'intervento del cardinale patriarca di Venezia.

   Le agende veneziane confermano quanto già evidenziato dalle agende precedenti e da quella del pontificato fino a ora pubblicate:  si tratta, innanzitutto, di una fonte privilegiata per conoscere questo periodo della vita di Roncalli; ma va detto subito che non si tratta di annotazioni diaristiche legate alla crucialità del momento storico. In esse, infatti, accanto a considerazioni su persone e avvenimenti, sono presenti anche riflessioni personali, come la cronaca dettagliata della vita anche domestica e la confessione dei propri stati d'animo. Non mancano, tuttavia, riferimenti all'attualità della vita della Chiesa e della società civile.
   In secondo luogo, le agende mostrano una ben precisa coerenza con le altre fonti, già citate:  si tratta di una coerenza sia lessicale che contenutistica:  in esse traspare, in maniera evidente, il patriarca già conosciuto attraverso gli Scritti e discorsi o Il giornale dell'anima. Niente di nuovo, dunque? Eppure, proprio le descrizioni delle giornate con le persone incontrate, le riflessioni spirituali, i punti delle omelie e degli interventi, le citazioni dal breviario o da qualche lettura, i riferimenti alle gioie e alle preoccupazioni ci mostrano la verità di un cammino di vita in obbedienza, continuamente presente nel richiamo all'obbedienza alla volontà di Dio.
   Leggendo le agende veneziane ho trovato conferma di quello che è stato identificato come uno dei tratti caratteristici della personalità cristiana e sacerdotale del beato Roncalli. Mi riferisco allo stile pastorale che permea tutto il suo operato e la stessa concezione della dottrina cattolica.
   È noto che la dimensione pastorale della dottrina marcò fin dall'inizio l'orientamento impresso da Papa Giovanni XXIII al Concilio Vaticano II (cfr Joseph Ratzinger, Problemi e risultati del Concilio Vaticano II, Brescia, 1967, 109-113; Giovanni Colombo, La teologia della Gaudium et spes e l'esercizio del magistero ecclesiastico, in Id., La ragione teologica, Milano 1995, 281-284; Giuseppe Alberigo, Giovanni XXIII e il Vaticano II, in Id. [a cura], Papa Giovanni, Bari 1987, 215-216). Dalla costituzione apostolica Humanae salutis (1961) - il cui titolo è già significativo - al Radiomessaggio a tutti i fedeli ad un mese dal Concilio (1962), non c'è intervento del Papa che non sottolinei la necessità per la Chiesa di rispondere con sempre maggiore fedeltà a questa sua vocazione pastorale. Soprattutto il discorso d'apertura del Concilio - la celebre allocuzione Gaudet Mater Ecclesia (1962) - segna a un tempo il punto di arrivo e il punto di partenza di una rinnovata autocoscienza pastorale della Chiesa.
   Senza cedere a letture eccessivamente enfatiche non è possibile dubitare dell'importanza oggettiva che l'allocuzione Gaudet Mater Ecclesia ebbe per tutti i lavori conciliari. Aprì la strada travagliata e feconda del superamento di ogni falsa opposizione e di ogni dualismo tra dottrina e pastorale. In essa si legge:  "È necessario che questa dottrina certa e immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa è infatti il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata (...) e si dovrà ricorrere ad un modo di presentare le cose che più corrisponda al magistero, il cui carattere è preminentemente pastorale".
   Sottolineare la natura pastorale della dottrina cristiana vuol dire affermare l'intrinseco legame della verità con la libertà dell'uomo. Così testimoniata, la verità è salvifica. E proprio in forza di questa sua natura salvifica impone di discernere l'errore con misericordia verso l'errante.
   Come emerge questo tratto della fisionomia di Roncalli dalla lettura delle agende veneziane? A mio avviso lo stile pastorale emerge soprattutto nella coscienza di sé che il patriarca Roncalli lascia intravedere attraverso la lettura delle sue notazioni.
   Roncalli interpreta e vive il suo ministero episcopale richiamandosi all'immagine evangelica del buon pastore (cfr Giovanni, 10), come mette in evidenza scrivendo il 17 maggio 1953, poco dopo l'ingresso solenne in diocesi, durante gli esercizi spirituali:  "Ciò che mi prende è la gravità delle mie responsabilità di pastore:  non sono più di me, ma delle anime dei miei fedeli". In una comunicazione in occasione del secondo anno del suo episcopato veneziano, il 23 febbraio del 1954, pensando alla diocesi e parlando del suo compito, scrive:  "Qui si vive come in famiglia, con rispetto, con sincerità, con evangelica carità. Riprenderò dunque il mio passo. Bonus Pastor animam suam dat pro ovibus suis:  il buon Pastore dà l'anima sua per le sue pecorelle. Questo è tutto per me:  il mio proposito, la mia vita". D'altra parte, proprio questo chiede a Gesù, buon pastore, nel corso degli esercizi spirituali con l'episcopato triveneto nel maggio 1955:  "Per altro il pastor deve essere soprattutto bonus, bonus. Diversamente senza essere lupus come il mercenarius, rischia, se dormitat, di divenire inutile e inefficace. O Gesù, bone pastor, che il tuo spirito mi investa tutto:  cosicché la mia vita sia, in questi anni ultimi, sacrificio e olocausto per le anime dei miei diletti veneziani". Queste ultime parole aiutano a comprendere come il suo ripetuto meditare il capitolo decimo di Giovanni corrisponda alla riscoperta continua delle sorgenti più autentiche della sua vita di vescovo, che proprio nella dimensione pastorale trova il suo autentico modo d'essere.
   È questo, dunque, lo stile ispirato dalla figura di Gesù, da cui è consapevolmente caratterizzato il servizio veneziano.
   In seguito, nella prima e terza allocuzione al clero durante il sinodo del 1957, Roncalli svilupperà ulteriormente la riflessione sul pastore, interpretando il pastor come pater:  la pastoralità diventa paternità e questa dice il farsi tutto a tutti per salvare a ogni costo qualcuno. Roncalli è un vescovo che "individua nei contatti e nei rapporti l'essenza stessa della sua missione; ovvero quella di chi sa che è la cura del "gregge" a dare anzitutto significato alla qualifica di vescovo" (Enrico Galavotti, Introduzione, in Angelo Giuseppe Roncalli - Giovanni XXIII, Pace e Vangelo. Agende del patriarca 1:  1953-1955, Istituto per le Scienze Religiose, Bologna 2008, XV). E le agende sono una testimonianza ricca di questi continui incontri con persone e situazioni le più diverse, che esprimono in maniera quotidiana la sua paternità; molto spesso, per di più, richiama l'importanza della mitezza, della pazienza e della carità sia per il vescovo sia per il suo clero.
   Dalla lettura delle agende questa fisionomia di Roncalli emerge non tanto nella forma di una riflessione articolata, bensì attraverso il racconto delle continue visite, incontri, attività che popolano la sua giornata. Con semplicità il patriarca constata il 9 novembre 1957:  "A Venezia. Sempre lieto lo spirito nella constatazione del dovere compiuto giorno per giorno".
   Lo stile pastorale di Roncalli brilla ancora dalla profonda unità con cui il beato patriarca vive in prima persona "la venerazione del Libro e [l']adorazione del Calice". Si sa che la consuetudine quotidiana di meditare i testi presentati dai libri liturgici ha spinto sempre più Roncalli a una lettura diretta e sistematica dei Padri e soprattutto della Sacra Scrittura. È impressionante rilevare quante notti ruba al sonno per preparare le sue omelie e i suoi discorsi. Una Parola che va custodita con l'intera tradizione e che va dunque letta "sulle ginocchia della Chiesa":  riferimento agostiniano, questo, che indica il legame costante di Roncalli con la tradizione, fatta di santità, di liturgia, dei Padri, di catechesi, in altre parole la vita stessa della Chiesa. E la famosa pastorale per la quaresima del 1956, La Sacra Scrittura e san Lorenzo Giustiniani, riprenderà e svilupperà tutti questi temi, sottolineando il carattere della Scrittura come libro divino che deve diventare lettura familiare al popolo cristiano. La scrittura, dunque, testimonia Cristo, la Parola eterna del Padre incarnatasi per la salvezza di tutti. Questo deve essere l'orizzonte in cui si esercita la responsabilità del vescovo. Roncalli lo coglie in tutta la sua urgenza per il suo ministero a Venezia.
   Il patriarca Roncalli fu ben consapevole che la sua missione di pastore era a favore di una ben precisa Chiesa. Era il patriarca di Venezia. Per lui, in modo acuto, l'indicazione del territorio include sicuramente la dimensione storico-geografica del Patriarcato, ma soprattutto quella umana ed ecclesiale della comunità cristiana e civile.
   Lo si vede dal suo fortissimo amore per la città e per la sua Chiesa:  un amore che si esprime nei confronti della sua storia, della sua arte, della sua tradizione liturgica, dei suoi santi; tutto questo, però, non tanto in una prospettiva erudita, quanto con uno sguardo attento alle incombenti necessità della popolazione e della comunità cristiana.
   Ama la Basilica di San Marco, la cui bellezza diventa per lui fonte di meditazione e contenuto di insegnamento e di catechesi. Ma la ama, soprattutto, come cattedrale e per questo fa di tutto per renderla una realtà viva e nella quale il popolo possa realmente partecipare alla santa liturgia. Non è raro nelle agende il rammarico per la scarsa presenza dei fedeli in basilica. E questo spiega perché, una volta rilevato l'inconveniente dei plutei (la barriera marmorea che divideva il presbiterio dalla navata della basilica) e della non buona sistemazione del presbiterio, si impegna con energia per una soluzione che permetta una vera partecipazione del popolo e che garantisca la centralità della tomba dell'evangelista. Dal 18 aprile 1954 in avanti l'agenda del patriarca ha continui riferimenti alla questione e all'incomprensione di tante persone, che sono chiamate a giudicare senza saper nulla della liturgia o che raramente si recano in chiesa e, quando vi si recano, lo fanno "con lo spirito dei visitatori del Museo storico e artistico, e non affatto del luogo di culto e di preghiera". I plutei, infatti, nascondono le cerimonie (6 giugno 1954). Quello dei plutei è un "affare" che lo "esercita alla pazienza" (30 giugno 1955).
   Gli appunti riguardanti il giorno 25 aprile di ogni anno - solennità di san Marco Evangelista - ci permettono di cogliere il respiro che il patriarca Roncalli volle dare a questa festività tipicamente veneziana invitando sia vescovi del Triveneto, sia personalità come il Cardinale Feltin, Arcivescovo di Parigi, o il Cardinale armeno Agagianian.
   Anche la santità veneziana è da lui conosciuta:  ama riferirsi a san Girolamo Emiliani (i cui figli riesce a riportare in diocesi, ove non erano più presenti dalla soppressione napoleonica:  affida loro la nuova parrocchia della Madonna Pellegrina, in uno dei quartieri più popolari di Mestre:  18 e 19 settembre 1955) e al beato Gregorio Barbarigo; coglie presto l'importanza di san Lorenzo Giustiniani, decidendo di fare il possibile perché la sua memoria e il suo culto possano essere ripresi con forza dal clero e dal popolo. Trova la sua figura un po' abbandonata, e questo non gli piace. L'8 gennaio 1954 annota:  "A Venezia si festeggia san Lorenzo Giustiniani, il protopatriarca. Ma nessuno o quasi nessun segno di festa, oltre il breviario". Roncalli fa così trasparire uno degli aspetti più significativi della sua azione di vescovo:  l'attenzione, segnata da profondo rispetto per la tradizione e per la storia della santità della Chiesa locale. Vorrebbe, addirittura, riacquistare l'antico patriarchio di San Pietro di Castello:  "Potrebbe servire a tante cose:  innanzitutto ad un ripristino di una gloria religiosa di Venezia" (14 settembre 1955; inoltre cfr 11 ottobre 1955) e progetta di ridar vita all'isola di San Giorgio in Alga, culla della formazione del protopatriarca (22 novembre 1955 e 17 dicembre), che aveva già visitato il 13 maggio. La sua opera, in questa prospettiva, troverà il suo culmine nelle numerose celebrazioni e iniziative dell'anno centenario del Giustiniani, il 1956. Ancora, non va dimenticato quanto da lui fatto per il patriarca Sarto, Pio X, soprattutto nella circostanza della sua canonizzazione il 29 maggio 1954, tornando dalla quale, il 1° giugno seguente, annota:  "Il mio tributo di onore al mio santo predecessore ebbe dunque buon successo. Possa anch'io tenermi nel solco della santità".
   Roncalli dimostra grande interesse per le istituzioni culturali attive in città:  il 14 febbraio 1954 visita le Gallerie dell'Accademia e commenta:  "Tesori preziosissimi di arte pittorica veneta, assai bene presentata e custodita. Eh! ci vorrebbe più tempo. Se però il riflesso di tanta bellezza dei visi di Gesù, della Madonna, dei santi basta a rapirci gli occhi, che sarà la visione della realtà in Paradiso!"; il 1° marzo successivo è la volta della Biblioteca Marciana mentre, nella stessa data del 1955, è presente all'inaugurazione dell'anno accademico all'Università di Ca' Foscari:  presenza "invocata da tutti i professori".
   Ma è soprattutto nei confronti della Fondazione Cini che Roncalli dimostra un forte interesse, anche per i buoni rapporti intessuti con il conte Cini e per l'apprezzamento dell'opera di restauro e di rivitalizzazione dell'isola da lui intrapresa e finanziata.
   Segue con attenzione, anche se talora con qualche apprensione, anche le attività della Mostra del Cinema, celebrando la messa e rivolgendosi in francese ai partecipanti:  "Seguì a San Marco la Messa per i cineasti, mie parole in francese:  successo solennissimo, musica eccellente" (primo settembre 1957).
   Consapevole della ricchezza culturale della città, Roncalli apprezza e incoraggia l'impegno della Chiesa nello stesso ambito:  il 25 marzo 1953 inaugura lo Studium Cattolico in Piazzetta dei Leoncini, un ente, diretto da alcune personalità rappresentative del mondo ecclesiale veneziano, la cui specifica attività sarà la promozione culturale delle tematiche religiose in ambito teologico, storico e artistico. Perno di tale attività è una libreria, che si trova, purtroppo, ad avere come concorrente un negozio delle suore di san Paolo:  una potenza di fronte alla ancora piccola realtà veneziana, tanto che il patriarca stesso dubita che lo Studium potrà sostenersi e annota:  "Pazienza. Anche l'emulazione del bene quando il bene diventa un affare a lungo andare pregiudica il meglio":  25 gennaio 1955.
   Ma la diocesi non è solo la Venezia delle bellezze artistiche; è anche la Venezia di Mestre e Marghera, i due centri in fortissimo e disordinato sviluppo a causa della presenza del polo industriale, che attira lavoratori non solo dalle zone circostanti, ma da tutta Italia. Fin dal 18 marzo 1953, a pochi giorni dal suo ingresso, il patriarca riceve una deputazione di operai di Porto Marghera:  "Ebbi e prolungai una conversazione famigliare, che mi mise a contatto con molte necessità di ordine religioso e morale".
   E questo contatto continua:  il 25 successivo è proprio a Marghera, dove celebra la messa nella cappella dei morti per incidenti, incontra la direzione di alcune industrie e visita i dintorni:  si tratta, per Roncalli, di una "prima introduzione fra il mondo operaio", dalla quale ricava impressioni profonde. Consapevole dell'importanza cruciale di questa zona e dei suoi abitanti, segue con attenzione l'impegno della Chiesa e il primo maggio 1954 è presente nella zona operaia di Ca' Emiliani, dove consacrerà la prima chiesa dedicata in Italia a Gesù Lavoratore. Ma ormai tutto il mondo del lavoro è in fermento:  nella crisi del dopoguerra, niente è più come prima. Il patriarca si preoccupa anche della vertenza del Mulino Stucki, un tempo centro fiorentissimo del commercio veneziano, ma ora in crisi (21 e 26 giugno, 7 luglio 1954), e si fa vicino agli emigranti:  il 26 aprile 1955 si reca alle Zattere a salutarne un gruppo di ottocentocinquanta, per lo più veneti, in partenza per l'Australia, e li incoraggia.
   Si tratta di una sensibilità profonda presente in Roncalli fin dalla sua giovinezza:  ne è lui stesso testimone, parlando all'Associazione "Anziani del Lavoro":  "Ricorderò sempre un'impressione della mia giovinezza. Mi trovavo alle porte di Milano, presso uno stabilimento. Gli operai uscivano in massa dalla fabbrica per tornare, dopo la giornata, alle proprie famiglie. Parlavano poco. Mi ritrassi a guardarli. Mi colpì l'elasticità del loro camminare, la gioia scintillante degli occhi in cui leggevo la tenerezza del cuore, ansioso di ritrovare la sposa, i bimbi e la pace intima, dopo la giornata onesta del lavoro accettato e compiuto in vista anche dei benefici materiali che ne vengono alle persone care. Io sentivo e gustavo la mia vocazione a farmi sacerdote per una vita che sarebbe stata lavoro e, ove occorresse, sacrificio per loro, e per tutti insieme avviamento alla prosperità del vivere umano, alla sicurezza dei beni eterni".
   La lettura delle agende veneziane conferma come sia più rispettoso della figura e dell'azione di Roncalli riconoscere che la sua straordinaria capacità di partire sempre dal positivo senza mai transigere sui principi gli veniva proprio dal suo stile pastorale. Sintesi armonica, sempre rinnovata secondo le circostanze, della sua leale adesione alla Traditio ecclesiale e della tensione appassionata per il compimento (salvezza) di ogni fratello uomo e per il bene del popolo. La stessa intuizione profetica del Concilio, pare a me la conseguenza di questo suo "normale" sentire cum Ecclesia. Papa Roncalli non fu né conservatore né progressista, fu un uomo compiuto, un cristiano riuscito, un santo. Qui e solo qui sta la sua forza.

(©L'Osservatore Romano - 28-29 aprile 2008)
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