Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian “Fermare la fuga da Venezia”
Nov 04, 2006
“Non si può scendere sotto i 60mila abitanti”. Per non “spegnere” la città più attenzione agli universitari.

(Il Gazzettino di Venezia, 3 di novembre 2006) «Il 5 novembre di quarant'anni fa ero presidente della Fuci di Milano, partii con 120 giovani alla volta di Firenze dove spalammo fango fino all'Epifania». Dell'alluvione del 1966 il patriarca Angelo Scola dice di avere un «ricordo fangoso», quello della città toscana ricoperta per 50, addirittura 60 centimetri di fango. Dell'acqua granda che nelle stesse ore aveva invaso Venezia non aveva avuto notizia. Né allora né successivamente. «Appresi dell'alluvione di Venezia cinque anni fa, divenendo patriarca». La platea dell'Istituto veneto di scienze lettere ed arti, dove per un'intera giornata, a 40 anni da quella calamità, si riflette sul futuro di Venezia, glissa sulla "gaffe" del patriarca. Perché è vero che, rispetto a Firenze, Venezia all'epoca ebbe pochi riflettori, ma successivamente sorsero i comitati privati, Indro Montanelli non si stancò di consumare inchiostro, Bruno Visentini fu uno dei padri della legislazione speciale. Tant'è, oggi il pericolo che corre la città non è tanto, o solo, l'alta marea, quando l'invasione dei turisti e la progressiva perdita di abitanti. Ed è su questo tema che insiste il patriarca: «Fermiamo l'emorragia, non andiamo sotto i 60mila abitanti, cerchiamo di sfatare le previsioni delle statistiche». Servono - dice - delle politiche, perché l'altra alternativa - tutti a vivere a Mestre con Venezia ridotta a un museo - «spegnerebbe la città». Venezia - dice il cardinale Angelo Scola - «è una città dell'umanità» e questa «umanità si riversa su Venezia»: «Ogni giorno Venezia è attraversata da folle immense». Una vocazione turistica che la città da sola non può reggere, anche se deve farlo. Scola parla di «travaglio antropologico». E al pubblico che riempie la sala delle conferenze di palazzo Cavalli Franchetti, dice che c'è anche un altro rischio, quella della caduta della «voglia di vita», «un rischio di smarrimento delle prospettive in questa città». Superarlo si può, purché - e ha citato l'esempio delle parrocchie - si riesca a «vivere simultaneamente particolare e universale». Resta il fatto che la città si sente divisa, Mestre da una parte Venezia dall'altra. «Una città duale», dice il patriarca che richiama la virtù politica che Aristotele definiva "filìa", l'amicizia che lega tra loro gli esseri umani. Il presupposto, però, è che il centro storico non si svuoti: «Che non venga meno il popolo», è il monito del patriarca. Che dà tre indicazioni. La prima: «Bisogna guardare gli studenti e i docenti con un occhio privilegiato». Perché gli studenti universitari che si fermano per cinque anni possono aiutare a rivitalizzare Venezia. Ma per farli venire a studiare qui bisogna rendere «le nostre strutture accademiche affascinanti in tutto il mondo». Chiede il patriarca: «Se vengono dalla Cina per vedere per un giorno la Basilica di San Marco, perché non potrebbero venire qui a studiare?». La seconda indicazione: prestare «attenzione a chi lavora stabilmente a Venezia anche se non abita qui». La terza, infine, riguarda quelle persone che a Venezia hanno la seconda casa e che la abitano dal venerdì alla domenica: un aumento della popolazione nel weekend di cui se ne sono già accorte le parrocchie, ma che non può essere trascurato.
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