Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian "Grazie a voi c'è un futuro per i giovani"
Jul 03, 2006
Un gran numero di insegnanti per parlare insieme al Patriarca di rischio educativo. E' capitato nel pomeriggio di mercoledì 14 giugno, presso la Scuola Grande S. Teodoro a Venezia: quest'anno l'incontro ormai tradizionale aveva una valenza maggiore poiché avveniva dopo cinque incontri, tenuti durante l'anno scolastico, sul tema appunto del "rischio educativo", nei quali i docenti avevano lavorato sul libro di don Luigi Giussani e attraverso i quali era emersa la presa di coscienza del compito educativo e il desiderio di un maggiore coinvolgimento personale in questa ricerca educativa.

(gvonline.it, 23 Giugno 2006) Nella prima parte dell'incontro sono state presentate quattro testimonianze del percorso fatto; poi c'è stato lo spazio per le domande ed il dibattito con il vescovo.

Educare e testimoniare. «Testimonianza chiama testimonianza», ha detto il Patriarca. «Testimonianza è autoesposizione». E' importante raccontarci ciò che viviamo per riconoscerci in Dio, come in una famiglia. Ci si racconta ciò che fa crescere. «C'è un aspetto - ha fatto notare il card. Scola - che ha attraversato tutte le testimonianze proposte: cosa mi sta a cuore di me stesso e degli altri? Qual è la ragione immediata per cui vivo? Mi sta a cuore il bene-essere della persona». Il bene-essere dell'io e dell'altro è legato alla domanda di felicità e libertà che ogni uomo (e ragazzo) si porta dentro. La proposta educativa allora non può non avere a che fare con il bene-essere del ragazzo. L'educazione deve essere vista come scambio di significato a partire dall'esistenza. E se sono cristiano non posso togliermi questo carattere di dosso, fa parte di me, e quindi metto in campo la mia esperienza di uomo che batte con libertà la strada della felicità.

Storie di docenti. Allora il racconto di vita di Laura, docente di religione che «insegna con passione senza guardare l'orologio»; il fatto di «vedere gli altri in modo diverso proprio perché si è incontrato Cristo», come testimonia Giuliana, maestra di discipline scientifiche e musica; «avere una compagnia di amici (alunni e docenti) che discute e prega assieme», come avviene per Stefano, docente di matematica e fisica; oppure aver iniziato con gli alunni «un dialogo sul senso di felicità», come racconta Manuela, docente di tedesco, mostrano che c'è un prima (non cronologico, ma ontologico): il soggetto che entra in campo nel rapporto educativo. C'è il soggetto e il compito che uno svolge.

Educarsi nella Chiesa. «Un buon educatore deve essere capace di coniugare l'esperienza soggettiva di umanità con il compito affidato, ribadisce il Patriarca. «Ma dove e come io posso continuamente lasciarmi educare a questo livello di soggettività, per poterne dare il gusto nel lavoro che io faccio?». Nella comunità della Chiesa, vivendo consapevolmente il proprio inserimento nella comunità ecclesiale, come esperienza di maturazione del proprio io. «Vivo io un'esperienza di comunione che mi permette di entrare a scuola sereno e sciolto come uno che sa chi è? E che sapendo chi è può agevolmente insegnare la disciplina senza divisioni?», ha invitato a chiedersi il card. Scola a ciascuno dei 160 convenuti.

«Una grande risorsa è quella di essere qui», ha detto il Patriarca. «Per la nostra gioventù di Venezia c'è futuro perché ci siete voi che avete sentito il bisogno di incontrarvi per andare a fondo insieme su una questione decisiva della nostra società: l'educazione». Certo, se uno mette davanti difficoltà e problemi resta bloccato. «L'alternativa - ha ribadito il Patriarca - è la fedeltà al lavoro comune, alla compagnia ecclesiale».

La compagnia della Pastorale scolastica. Questo è il senso della pastorale scolastica: vuol essere un livello di compagnia nel compito. Importante è la continuità e responsabilità di un lavoro comune organico, perché esista un "noi" ecclesiale. Quindi bisogna guardare alle realtà che cercano di dare un volto a questo "noi", valorizzare tutte le micro esperienze comunitarie già in atto. Bisogna inoltre riconoscersi, superando schemi e pregiudizi. Ci sono già piccoli segni positivi, ma è importante continuare la strada già iniziata. «Siamo certi che un Padre sta conducendo la storia.

Nessuno di noi ha il compito di salvare l'umanità. Non abbiamo il problema del risultato, ma di crescere noi in questa proposta educativa e di condividere le domande di vita che ci sono nel cuore dei ragazzi che abbiamo a scuola, lasciandoci coinvolgere e appassionare».
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