Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian "Pellegrinaggi e Visita: c'è un nesso"
Jul 03, 2006
Da poco tornato dal pellegrinaggio vissuto assieme ad un gruppo di sacerdoti e laici del Patriarcato in Grecia, sulle orme di San Paolo, il Patriarca Angelo riflette sul significato del pellegrinaggio nella vita cristiana.

(gvonline.it, 23 Giugno 2006) Patriarca, il pellegrinaggio è una delle esperienze più antiche per la Chiesa: è un rito, un gesto penitenziale, un simbolo del cammino della vita...?

E' un po' tutte e tre queste cose, perché l'uomo si esprime sempre unitariamente. Essendo profondamente uno di anima e di corpo, è legato allo spazio e al tempo: perciò il pellegrinaggio è una modalità che traduce tutto il significato della sua vita. Fa approfondire l'origine e fa guardare alla meta, mentre assicura la scoperta che, pellegrinando, il cammino consente. Nella storia della Chiesa il pellegrinaggio è stato un elemento fondamentale per ritrovare la dimensione di libertà dell'uomo e la sua apertura alla prospettiva di infinito.

Venezia è stata da sempre meta di pellegrini per le sue molte chiese che custodiscono reliquie di santi insigni, ed in particolare per la Basilica che custodisce il corpo dell'evangelista Marco; ma è anche stata, nei secoli, punto di partenza per i pellegrini che si recavano in Terrasanta. Oggi il Patriarcato è in "stato" di Visita pastorale. C'è un nesso tra Venezia, la Visita e il pellegrinaggio: vuole esplicitarlo?

Il nesso è stato chiaro durante il nostro pellegrinaggio sulle orme di Paolo: anzi, è proprio dalla Visita pastorale che noi abbiamo preso lo spunto per il pellegrinaggio in Grecia. La Visita ha per obiettivo la rigenerazione del popolo di Dio. Nel contesto di secolarizzazione in cui versa la nostra Chiesa dentro le Chiese europee, la parola evangelizzazione si coniuga più propriamente con la parola rigenerazione, perché noi abbiamo un'amplissima schiera di battezzati che si è come dimenticata dell'appartenenza cristiana: dobbiamo rigenerare questi battezzati alla fede. Col pellegrinaggio sulle orme di Paolo abbiamo voluto sperimentare come Paolo e i suoi amici - Timoteo, Sila, Barnaba, Marco... - hanno fatto nascere e hanno accompagnato i primi passi della comunità, perché ci sembra che questo possa aiutare la Chiesa di Venezia nel compito di rigenerare le nostre comunità cristiane.

Lei, Patriarca, ha voluto intitolare "Vagabondi o Pellegrini?" un libro che raccoglie alcune sue omelie ai giovani. L'uomo moderno spesso è vagabondo, non ha meta. Forse però - i risultati della seconda indagine sulla religiosità in diocesi lo pongono bene in evidenza - anche il cristiano oggi a volte è un po' vagabondo... Possiamo, col pellegrinaggio, recuperare il senso di una meta?

Certamente! L'uomo di oggi - il cristiano è uomo di oggi fino in fondo - e l'occidentale in particolare ha il lusso e il fascino del viaggio. Soltanto che spesso cammina così, per camminare. Il camminare sembra diventare fine a se stesso: uno si guarda in giro di qua e di là, ma non si lascia guidare da qualcuno o da qualcosa: non ha una meta. Uno che non ha una meta è come se non avesse una ragione per fare le cose: perciò non le scopre mai veramente. Anche noi cristiani siamo un poco tentati da questo. Il calcare invece i siti che Gesù ha calcato in Terrasanta, o che i primi apostoli hanno calcato in Grecia, diventa un modo per mettere subito in evidenza una meta che dà al gusto e alla passione del conoscere e alla curiosità dell'incontrare una pienezza liberante che altrimenti non avrebbero.

Un tempo il pellegrinaggio era sinonimo di fatica e di rischio. Oggi ci sono gli aerei, le navi, i pullman di lusso, gli alberghi. Ha senso parlare ancora di fatica - di dimensione penitenziale - nel pellegrinaggio?

Soprattutto, io direi, il senso di una fatica ritmata che aveva il pellegrinaggio antico, che implicava molte soste, tempo di preghiera, tempo di digiuno... Il nostro pellegrinare - penso a quello fatto in Grecia - è fisicamente faticoso perché implica molte ore di pullman, spostamenti veloci, perché noi dobbiamo giustamente concentrare tutto in poco tempo. Ma ha bisogno di uno spazio interiore che chi affronta il pellegrinaggio deve prendersi prima e dopo. Uno spazio per assimilare. Ad esempio: sulle orme di Paolo abbiamo scoperto la grande questione che egli ebbe della inculturazione della fede. Noi oggi ci troviamo di fronte ad una grande mescolanza di popoli e di fedi.

Facendo le debite differenze, non è che Paolo all'Areopago si fosse trovato in una situazione tanto più facile. Quindi gli elementi che abbiamo tratto dalla scoperta della clamorosa civiltà greca, che abbiamo potuto incontrare qua e là, soprattutto a Delfi, a Mileto e altrove, sono risultati intrinseci al pellegrinaggio perché hanno mostrato come la fede cristiana è capace di assumere tutto l'umano e portarlo a verità, cioè è capace di inculturarsi. Questo per noi veneziani, per la particolare vocazione di Venezia, è estremamente importante. Io spero che nella Visita pastorale questo elemento possa emergere.
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