Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Il frutto del Sinodo: lo slancio missionario nato dallo stupore dell’incontro con Gesù
Oct 30, 2005
Il primo e più importante frutto del Sinodo dei Vescovi, tenutosi dal 2 al 23 ottobre scorso, è il dinamismo missionario suscitato dallo stupore per l’incontro con Gesù nel Sacramento, ha spiegato il Relatore Generale.

ROMA, martedì, 25 ottobre 2005 (ZENIT.org).- Il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, a conclusione di questa assemblea, ha dialogato con un ristretto gruppo di giornalisti, fra i quali si trovavano due redattori di ZENIT, tracciando un bilancio delle tre settimane di incontri e dibattiti che hanno impegnato i 252 Padri sinodali giunti a Roma dai cinque continenti per discutere sul tema de “L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.

In qualità di Relatore Generale del Sinodo, al Cardinale Scola è stato affidato il compito di svolgere le due relazioni – “Relatio ante disceptationem” e “Relatio post disceptationem” – ad introduzione e conclusione dei dibattiti sviluppatisi durante i lavori assembleari.

Successivamente, il Cardinale insieme a monsignor Roland Minnerath, Arcivescovo di Digione (Francia), e ai Relatori dei vari gruppi di lavoro suddivisi per lingue (“Circoli Minori”) ha dovuto unificare, e una volta presentati gli emendamenti, dare il proprio giudizio ed apportare le dovute correzioni alle “Proposizioni” presentate dai Circoli Minori, che sono state in seguito consegnate al Santo Padre.

“Il dinamismo missionario della Chiesa è come il traboccare gratuito e stupito della bellezza di un incontro”, ha affermato il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia questo sabato 22 ottobre, parlando nell’Istituto Augustinianum di Roma, situato a pochi passi dal Vaticano.

Nel corso del dialogo, rispondendo ad una domanda posta da ZENIT, il Cardinale ha spiegato il senso dell’auspicio espresso nel Messaggio finale del Sinodo per una “nuova evangelizzazione dell’umanità (…) a partire dall’Eucaristia”.

“Ci sono due chiavi di lettura che hanno dominato e che vengono dall’Ecclesia de Eucharistia – ha affermato il Cardinale Scola –: la prima chiave di lettura è quella dello stupore eucaristico, perché uno non diventa missionario con i muscoli della sua volontà”.

“Uno diventa missionario se ha incontrato qualcosa o qualcuno piuttosto che gli ha cambiato la vita, per cui spontaneamente comunica gratitudine per il gesto gratuito che ha ricevuto”, ha affermato.

“E’ stato molto bello perché molti [durante il Sinodo, ndr] hanno unito la categoria di stupore alla categoria di nostalgia”, parlando di “nostalgia di questo stupore”, “ perché uno può averne solo nostalgia, non può darselo da sé”, ha spiegato.

“Per sperare uno deve essere lieto e per essere lieto deve aver provato una grande gioia, aver avuto un grande dono. Non ci si può imporre di essere lieti. Il dinamismo missionario della Chiesa è come il traboccare gratuito e stupito della bellezza di un incontro”, ha affermato poi.

“Dopo sulla base di questo stupore si accende una responsabilità, questo stupore diventa un compito. Qui è uscita la seconda chiave che Giovanni Paolo II ha richiamato nell’ultimo testo scritto per i sacerdoti per il Giovedì Santo, quando ha richiamato che la nostra vita, che è il tema della logikē latreia di San Paolo, deve assumere una ‘forma eucaristica’”, per cui tutto ciò che viene fatto deve inserirsi “in questo dinamismo di dono e di offerta”.

“La missione nasce come missione nel quotidiano, da parte di ognuno di noi e può diventare, se uno è chiamato, una specifica missione – ha sottolineato il Patriarca di Venezia –. Da qui molto il tema dello scambio dei doni, della scarsità del clero”.

“Ovviamente, questa missione, è a tutto a campo. Perché la Chiesa è destinata a lasciar trasparire sul suo volto Gesù Cristo Lumen gentium. Non esiste per se stessa, non è un organismo che deve fare propaganda. Questo è il luogo di una amicizia nuova, di una fraternità che per contagio comunica un umano che valga la pena”, ha sottolineato.

“E tutte le volte che noi smarriamo questa visione che il grande Giovanni Paolo II ci ha dato, ed entriamo nella logica del progetto, del piano, dello schema, della programmazione e del dovere, diventiamo noiosi e si capisce poi se il popolo non ci segue”, ha quindi concluso.
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