Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian “Relatio post disceptationem” del Cardinale Angelo Scola
Oct 24, 2005
Pubblichiamo di seguito la traduzione in italiano della “Relatio post disceptationem” in latino letta questo mercoledì - 12 ottobre 2005 - pomeriggio dal Relatore Generale del Sinodo dei Vescovi, il Cardinale Angelo Scola – Patriarca di Venezia –, in apertura della sedicesima Congregazione Generale.

Nella sua seconda relazione, a conclusione della discussione generale sul tema sinodale in Aula, il Relatore Generale ha sintetizzato i vari interventi succedutisi in queste giornate nelle Congregazioni Generali e ha offerto alcune linee di orientamento per facilitare i lavori dei Circoli Minori.

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Presentazione

La Relatio post disceptationem, dell’Em.mo Card. Angelo Scola, Relatore Generale, si apre con un richiamo a Giovanni Paolo II il quale ha voluto dedicare al tema “Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa” questa XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, e alla meditazione con cui Papa Benedetto XVI ha dato avvio alla I Congregatio Generalis. All’invito del supremo Pastore della Chiesa, ad avere, secondo l’imperativo paolino, gli stessi sentimenti di Cristo, ha risposto - leggiamo nell’Introduzione della Relatio - un caleidoscopio di interventi, suggerimenti, scambi in un clima caratterizzato da un intenso affetto collegiale, dalla dimensione testimoniale presente in tanti interventi e dalla grande libertà e franchezza con cui ognuno dei presenti si è espresso.

Il Cardinale Angelo Scola, sottolineando la natura della Relatio post disceptationem, per cui autore di questa è tutta l’Assemblea e non il Relatore, afferma di non aver fatto una sintesi, bensì una collazione degli interventi, anche per la vastità dei temi trattati e delle sensibilità messe in gioco. L’introduzione si conclude enunciando l’orientamento di fondo emerso, in linea di massima, dagli interventi: il superamento di ogni dualismo tra dottrina e pastorale, tra teologia e liturgia.

La Relatio consta di due parti: la Prima Parte, Educare il Popolo di Dio alla fede nell’Eucaristia, è suddivisa in cinque capitoli. Nel I, il Relatore afferma che numerosi interventi hanno messo in luce le oggettive difficoltà che il popolo cristiano incontra, oggi, nel credere e celebrare l’Eucaristia, ed è emersa la grave responsabilità dei pastori in ordine all’evangelizzazione e alla nuova evangelizzazione. Istituendo l’Eucaristia, sostiene il Relatore, Gesù ha dato vita ad una novità radicale: ha compiuto in Se stesso la nuova ed eterna Alleanza e questa novità chiede di essere accolta e custodita dalla Chiesa come dono insostituibile ed estremamente prezioso. Nel II capitolo, si espongono i tratti principali dei contenuti essenziali di questo grande mistero, emersi dalla necessità di educare i credenti ad un’integrale fede eucaristica. Nel III si sottolinea il posto di grande rilievo che ha avuto, nella disceptatio, il nesso tra l’Eucaristia e il settenario sacramentale. Il IV capitolo tratta dell’Eucaristia e del popolo sacerdotale, i fedeli che nel loro radunarsi insieme riscoprono la propria appartenenza alla Chiesa, e si parla di Dies Domini, Vescovo e presbiteri, diaconi permanenti e ministri straordinari della Comunione, parrocchia e piccole comunità, famiglia, vita consacrata, giovani. Infine, il V capitolo, raccoglie il tema Eucaristia e missione: per essere missionaria la Chiesa deve essere anche profondamente eucaristica.

La Seconda Parte, L’azione eucaristia, consta di 4 capitoli. Nel I, il Cardinale Scola, nota che non pochi Padri hanno ricordato con gratitudine il benefico influsso della riforma liturgica attuata a partire dal Concilio Vaticano II sulla vita della Chiesa, con il richiamo alla ricchezza del Messale Romano, assieme all’urgenza di una maggiore attenzione per l’ars celebrandi (III cap.) da cui dipende l’actuosa participatio (IV cap.), dopo aver trattato, nel II capitolo, della struttura della celebrazione liturgica.

Nella Conclusione, che precede le 17 Questioni per i Circoli Minori con cui si chiude la Relatio, il Cardinale A. Scola afferma che il lavoro che attende ora tutti i Padri sinodali costituisce la parte più delicata, dalla quale emergeranno le “Propositiones che offriremo al discernimento proprio del carisma del Successore di Pietro. È un lavoro che compiremo ancora una volta in tutta libertà e parresia perché intendiamo farlo in tutta umiltà. Siamo infatti consapevoli che l’Eucaristia, in quanto dono, è intrinsecamente connessa alla testimonianza che, come ci è stato richiamato, può giungere fino al martirio. Ma il martyrein è esso stesso un dono che un’altra volta chiede umiltà. Ce lo ricorda la bella traduzione italiana del prefazio dei martiri: “Padre che riveli nei deboli la Tua potenza e doni agli inermi la forza del martirio”.

[Testo originale: italiano]

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Beatissimo Padre
Venerabili Fratelli nell’Episcopato
Fratelli e sorelle in Cristo

Introduzione

1. Nella meditazione con cui ha dato avvio alla I Congregatio Generalis di questa XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che il servo di Dio Giovanni Paolo II ha voluto dedicare al tema Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, Benedetto XVI ci ha invitato con singolare forza a fare nostro l’imperativo paolino: «“Idem sapite”: sentiamo dietro la parola latina, la parola “sapor”, “sapore”: abbiate lo stesso sapore per le cose (…) con tutte le differenze che non solo sono legittime ma anche necessarie, ma abbiate “eundem sapore” (…) Abbiate gli stessi sentimenti di Cristo, entrare nella “phronesis”, nel “phronein”, nel pensare di Cristo. Quindi possiamo avere la fede della Chiesa insieme, perché con questa fede entriamo nei pensieri, nei sentimenti del Signore. Pensare insieme con Cristo».

Il variopinto caleidoscopio costituito dai circa 230 interventi dei Padri sinodali, arricchito dalle 150 riflessioni, suggerimenti, scambi e domande emerse nella libera discussione serale, i contributi degli Uditori, quelli dei Delegati fraterni, e le relazioni e comunicazioni per la celebrazione del 40º anniversario del Sinodo rappresentano una prima risposta all’invito del supremo pastore della Chiesa. Essa è stata inoltre corroborata dal clima di intenso affetto collegiale che si fa ogni giorno tra noi più tangibile e dalla dimensione testimoniale presente in tanti interventi, ma in modo particolarmente significativo in taluni di essi provenienti dai vari continenti. Né si deve tacere della grande libertà e franchezza con cui ognuno di noi si è espresso su svariati argomenti, anche i più delicati, connessi al tema in questione.

Al tornante: dalla disceptatio ai circoli minori

2. Siamo così giunti ad un tornante dei nostri lavori. La Relatio post disceptationem ha il compito di accompagnare questo passaggio. La sua natura è ben diversa da quella della Relatio ante disceptationem. Non sarà inutile richiamarla. Riferendosi alla lettera e allo spirito dell’art. 33 del Vademecum Synodi sulla Relatio ante disceptationem e degli articoli 34 e 59 sulla Relatio post disceptationem, appare chiaro che mentre la prima invita il Relatore a rifarsi all’Instrumentum laboris lasciandogli però un margine relativamente ampio di integrazione personale, l’autore della Relatio post disceptationem non è a ben vedere il Relatore, ma l’Assemblea. Al Relatore viene chiesto solo di dare conto in modo fedele e sintetico di quanto è emerso nella disceptatio. Con il prezioso aiuto del Segretario Speciale, validamente coadiuvato dai 32 esperti – permettetemi di ringraziarli di cuore – opportunamente articolati in tre gruppi, ogni intervento, compresi quelli che verranno pronunciati nel pomeriggio, è stato ascoltato, letto e per quanto possibile considerato nella presente Relatio. Si è cercato di utilizzare direttamente le vostre parole, al punto che la prima redazione era di fatto un collage in cinque lingue di affermazioni da Voi pronunciate. La vastità dei temi toccati e delle sensibilità messe in gioco mi suggeriscono di non definire questa Relatio una sintesi. È più giusto riconoscere che si tratta di una collazione degli interventi mediante un impianto sintetico di cui mi assumo la responsabilità, che ho condiviso con il Segretario Speciale. Ovviamente ho dovuto limitarmi ad elencare elementi, orientamenti, problemi, senza entrare non solo in un esame di dettaglio, ma neppure in una loro illustrazione. Ciò era richiesto oltre che dal tempo limitato, dalla natura puramente ancillare di questa relazione. Molto probabilmente mi saranno sfuggiti rilievi anche importanti. Chiedo venia. È superfluo ricordare che potranno essere riproposti riproposti nei circoli minori. Lo stesso si potrà fare per le numerose proposte pratiche, emerse nelle discussioni libere, che non menzionerò e che sono state registrate dalla Segreteria Generale. Ora che l’Assemblea ha messo mano alla struttura architettonica del nostro edificio, tocca al maestro relatore accompagnare i mastri artigiani alla preziosa opera di rifinitura che li attende. Lo splendore dell’edificio sarà frutto del lavoro dei circoli minori attraverso l’elaborazione delle propositiones. Sarà così possibile presentare, come la natura del Sinodo prevede, al mastro architetto l’opera finale perché ne verifichi armonia e solidità sulla base del disegno del Divino Committente e decida se spalancare le porte dell’edificio al popolo santo di Dio.
Come è tradizione, alla fine della Relatio troverete un elenco di questioni che potranno, se vorrete, aiutare il lavoro dei circoli minori. Non lo leggerò in questa sede, lasciandolo alla Vostra lettura personale e, se lo riterranno opportuno i Moderatori ed i Relatori dei circoli, ad una lettura comunitaria durante i lavori di gruppo.

Le parti della Relatio

3. Ho articolato la materia in due parti. Dopo l’introduzione, che termina col paragrafo 4 - Superare i dualismi - segue la Prima Parte dal titolo Educare il Popolo di Dio alla fede nell’Eucaristia. È divisa in cinque punti: 1. La novità del culto cristiano; 2. La fede eucaristica; 3. Eucaristia e sacramenti; 4. Eucaristia e popolo sacerdotale; e 5. Eucaristia e missione. La Seconda Parte ha per titolo L’azione eucaristica e si articola in quattro punti: 1. Sulla scia della riforma liturgica; 2. La struttura della celebrazione liturgica; 3. Ars celebrandi; e 4. Actuosa participatio. Vi è infine una breve conclusione.

Superare i dualismi

4. Per esporre in modo sintetico ed ordinato la materia della nostra disceptatio è importante partire da un dato di fatto. In linea di massima dagli interventi dei Padri è emerso un orientamento di fondo: il superamento di ogni dualismo tra dottrina e pastorale, tra teologia e liturgia. È la conseguenza del carattere di azione liturgica (rito) proprio dell’Eucaristia. Il cammino mistagogico non va dalla teologia alla liturgia, ma in senso inverso dalla liturgia ben celebrata all’intelligenza dei misteri. Non esiste una dottrina avulsa dalla vita; né si può pensare alla concreta esistenza cristiana indipendentemente dal contenuto normativo della fede. Così gli aspetti dottrinali sono emersi nel nostro dialogo come radice di quelli pastorali. Ciò perché l’intellectus fidei è sempre originariamente in rapporto con l’azione liturgica della Chiesa. Prima parte
Educare il Popolo di Dio alla fede nell’Eucaristia

I. La novità del culto cristiano

Celebrare l’Eucaristia nel nostro mondo

5. Numerosi interventi hanno rilevato le oggettive difficoltà che il popolo cristiano incontra, ai nostri giorni, nel credere e celebrare l’Eucaristia. In Oriente e in Occidente, nel Nord e nel Sud del pianeta le Chiese particolari vivono, seppur con accenti diversi, immerse in una cultura secolarizzata (non di rado in una contro-cultura) spesso refrattaria alla contemplazione, alla gratuità, alla condivisione. Il senso del mistero e del sacro proprio dell’Eucaristia rischia di essere compromesso. Il dialogo ha denunciato un mondo martoriato dalla violenza e dall’ingiustizia in cui è difficile riconoscere che tutti gli uomini sono figli del Padre che nello Spirito Santo ci dona Suo Figlio come Pane vivo.

Questo stesso mondo, spesso secolarizzato, tuttavia, è profondamente assetato di bellezza e di verità. Non può evitare i grandi interrogativi sul senso ultimo della vita e della morte, del dolore e della gioia, e mantiene la capacità di riconoscere il bene quando lo incontra. Come ci è stato ricordato con energia da un confratello di Africa gli uomini di oggi, con tutte le loro contraddizioni e domande, possono, anzi debbono, ricevere l’annuncio cristiano. Più che mai in questo mondo la Chiesa è chiamata ad essere come un sacramento, segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unione del genere umano.

Evangelizzazione ed educazione dei fedeli

6. In rapporto con le precedenti considerazioni è emersa con forza in aula la grave responsabilità dei pastori in ordine all’evangelizzazione e alla nuova evangelizzazione. La natura essenzialmente educativa della Chiesa indica come una delle urgenze più decisive per il nostro tempo quella dell’annuncio e della catechesi che permettano al popolo cristiano di credere, celebrare e vivere in pienezza il mistero eucaristico. La preoccupazione catechetica riguardo all’Eucaristia si è imposta emersa in modo massiccio in rapporto alla quasi totalità dei temi trattati. Del resto gli interventi hanno ripetutamente osservato che, in quanto pienezza dell’iniziazione cristiana, l’Eucaristia domanda per sua natura un’educazione integrale alla fede. È stato detto che questa formazione deve essere cristocentrica e riguardare tutti gli elementi essenziali della dottrina cattolica sull’Eucaristia e della sua degna celebrazione. Questo perché i fedeli siano resi capaci di fare della propria esistenza una offerta gradita a Dio (logikē latreia: Rm 12, 1). Solo su questa base si può superare nei credenti la dicotomia tra celebrazione e vita.

Il novum eucaristico

7. Istituendo l’Eucaristia Gesù ha dato vita ad una novità radicale: ha compiuto in Se stesso la nuova ed eterna Alleanza. Nel contesto della cena rituale ebraica, che concentra nel memoriale l’evento passato della liberazione dall’Egitto, la sua rilevanza presente e la promessa futura, Gesù ha voluto incastonare il dono totale di Sé. Il vero Agnello immolato si è sacrificato una volta per tutte nel mistero pasquale ed è in grado di liberare per sempre l’uomo. Il Signore Gesù ha così consegnato gli elementi essenziali del nuovo culto (nel contesto di un’eulogia e di un’eucaristia: il pane e il vino; le parole che trasformano pane e vino nel Corpo e nel Sangue) alla Chiesa, Sua Sposa, perché guidata dallo Spirito Santo potesse nel tempo dare ad essi la forma liturgica adeguata ad esprimere e celebrare tale mistero.

Il dono eucaristico

8. La novità dell’Eucaristia istituita da Nostro Signore chiede pertanto di essere accolta e custodita dalla Chiesa come un dono insostituibile ed estremamente prezioso. Giustamente è stato detto in aula che la Chiesa non riconosce per sé alcun diritto circa il dono che il Signore le ha fatto affidandole l’Eucaristia. Il suo atteggiamento nei confronti di questo grande mistero della fede può essere solo quello di adorazione, di lode e di obbedienza. Lasciarsi plasmare dall’Eucaristia, così è stato detto, significa formarsi all’esperienza della grazia attraverso la contemplazione dei mirabilia Dei. In questo contesto da molti Padri è stata richiamata la necessità di osservare le norme liturgiche: sono l’espressione di quest’umile obbedienza della Chiesa, che viene meno quando subentrano gli abusi.

È doveroso ricordare qui l’articolata discussione avvenuta in aula sul rapporto tra il carattere di dono proprio dell’Eucaristia e il diritto dei fedeli di ricevere dai sacri pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla Parola di Dio e dai sacramenti. Questo implica il dovere dei pastori di garantire il più possibile la regolare celebrazione domenicale nelle numerosissime comunità ecclesiali sparse nel mondo. Conviene fin da subito anticipare che, in questo contesto, da parte di Padri di tutti i continenti, è stata rilevata la preoccupante scarsità di sacerdoti. In questo quadro qualcuno ha fatto riferimento ai viri probati. Si è parlato dell’improcrastinabile esigenza di una miglior ridistribuzione del clero senza sottovalutare le differenze di cultura e di lingua. Non sono mancate voci che hanno chiesto risorse spirituali e materiali per una pastorale vocazionale rinnovata nei contenuti e nei metodi e per la formazione di tutti i potenziali candidati al sacerdozio.

Diversi Padri orientali hanno fatto riferimento alla prassi del sacerdozio uxorato propria delle loro Chiese, offrendo a ciascuno di noi elementi per un’ulteriore attenta valutazione della scelta della Chiesa latina di connettere il celibato al sacerdozio ordinato.A questo proposito alcuni Padri, ricordando le ragioni cristologiche, ecclesiologiche ed escatologiche del celibato esposte da Sacerdotalis coelibatus in continuità con l’insegnamento del Concilio Vaticano II, hanno affermato che l’ipotesi dei viri probati è una strada da non percorrere.

II. La fede nell’Eucaristia

La necessità di educare i credenti ad un’integrale fede eucaristica ha dato vita ad un amplia panoramica circa i contenuti essenziali del grande mistero. Cerchiamo di proporne i tratti principali.

Il mistero pasquale, mistero trinitario

9. L’Eucaristia è memoriale dell’intero evento pasquale. In questo senso è necessario che la Chiesa richiami costantemente al popolo di Dio che l’Eucaristia, rendendo presente la morte e la risurrezione di Cristo, esprime in modo supremo l’amore di Cristo per il Padre e l’amore del Padre per Lui. Nel mistero eucaristico viene così in chiara luce la Persona e la missione dello Spirito Santo talora poco apprezzata dai nostri fedeli. Si spiega in tal modo l’importanza dell’epiclesi sottolineata con forza da qualche Padre particolarmente attento alla tradizione orientale.

Sacrificio sacramentale

10. Con insistenza i Padri hanno sollecitato che venga approfondita ed insegnata la verità sulla dimensione sacrificale del mistero eucaristico, che manifesta in modo eminente la proesistenza di Gesù, cioè l’offerta che Gesù fa della propria vita al Padre per gli uomini. Se il sacrificio di Cristo è il culmine della rivelazione della vita intratrinitaria allora l’Eucaristia diventa una via maestra per mostrare l’amore di Dio per tutta l’umanità. La dimensione sacrificale della dottrina eucaristica non può essere ritenuta marginale. Le stesse difficoltà a comprendere il significato del sacrificio urgono ad approfondirne il senso.

Presenza reale ed adorazione

11. Nelle sacre specie Gesù Cristo è realmente e sostanzialmente presente. Si è rilevata l’opportunità di un approfondimento teologico e catechetico della presenza reale che metta in evidenza la specificità della presenza eucaristica e la sua differenza qualitativa rispetto ad altre pur importanti modalità di presenza del Signore Risorto nella Sua Chiesa e nel mondo. Tale approfondimento potrà essere favorito da una teologia della consacrazione sviluppata in tutte le sue dimensioni (trinitaria, pneumatologica, ecclesiologica ed escatologica).
Conviene qui richiamare, che in relazione al tema della presenza reale e della sua adeguata comprensione, si sono posti numerosi interventi e testimonianze riguardanti l’adorazione eucaristica. In particolare si è sentito il bisogno di cogliere la relazione tra la celebrazione e l’adorazione: l’atteggiamento di adorazione deve caratterizzare la stessa partecipazione alla celebrazione eucaristica. Adorare Gesù Cristo presente nell’Eucaristia anche fuori della Messa, anche come riparazione, è una conseguenza della nostra fede nel mistero celebrato. Per favorire un tale atteggiamento sia nella celebrazione che al di fuori di essa, diversi Padri hanno fatto cenno alla questione del posto del tabernacolo nella chiesa. Qualche Padre ha messo in evidenza l’incongruenza di collocare la sede del presidente davanti al tabernacolo. Altri hanno ribadito l’importanza dei Congressi Eucaristici a vari livelli.

Banchetto e comunione

12. Il sacrificio eucaristico è inscritto nel banchetto, ma il banchetto è interamente compreso soltanto a partire dall’offerta che Gesù fa della propria vita per i Suoi sulla croce. Non c’è alcuna opposizione tra sacrificio e banchetto. Così integralmente intesa l’Eucaristia, cena e banchetto, rivela la sua natura di alimento, pane del cammino.

La Santa Comunione costituisce l’apice del banchetto eucaristico: in essa i fedeli partecipano del vero Corpo e del vero Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo diventando più compiutamente membra del Suo Corpo che è la Chiesa. La natura di banchetto manifesta l’Eucaristia come mistero capace di generare rapporti nuovi: entrando in comunione con Cristo il fedele instaura una nuova relazione con gli altri.

Nelle celebrazioni eucaristiche non mancano purtroppo fedeli che si accostano alla Comunione senza la dovuta preparazione e consapevolezza. Numerosi interventi hanno espresso anche a questo proposito l’urgenza di una catechesi che mostri i legami oggettivi tra il cammino di fede e di conversione e la comunione eucaristica. Taluni Padri hanno reiteratamente chiesto una rinnovata attenzione alle modalità e alle norme che presiedono alla distribuzione della Santa Comunione. Eucaristia e Chiesa

13. La res dell’Eucaristia è l’unità della Chiesa. Quest’affermazione cara alla tradizione teologica è stata ricordata in aula per mettere in evidenza l’importanza di sviluppare un’ecclesiologia eucaristica come fondamento e radice della ecclesiologia di comunione. Essa può costituire un quadro adeguato per affrontare talune questioni di rilevante importanza. Anzitutto i temi legati alla collegialità, alla sinodalità e più in generale alla rappresentanza nella Chiesa. Infatti, come ha affermato un Delegato fraterno, l’intera vita, parola e struttura della Chiesa è essenzialmente eucaristica.

L’ecclesiologia eucaristica può gettare nuova luce anche su talune questioni di grande attualità per il cammino ecumenico. Con l’invito ad un uso rigoroso della terminologia si è riaffermata la prassi dell’ammissione, sotto particolari condizioni oggettive e soggettive, del fedele non cattolico alla comunione eucaristica. Sono state ricordate le parole di Unitatis redintegratio 8, i criteri del Direttorio Ecumenico 129, e le indicazioni piene di speranza di Giovanni Paolo II nelle encicliche Ut unum sint 46 ed Ecclesia de Eucharistia 44, 45 e 46. Due Padri di rito orientale si sono interrogati circa l’opportunità di prendere in considerazione, in precisi casi e contesti, l’ipotesi di concelebrare con ministri di Chiese ortodosse.

Eucaristia e vita cristiana

14. La partecipazione feconda all’Eucaristia, suprema conferma del metodo scelto da Dio per incontrare gli uomini, trasforma la vita del fedele ed imprime alla sua esistenza una ‘forma eucaristica’. In ciò consiste propriamente parlando la spiritualità eucaristica richiamata da alcuni interventi. Il senso di tutta la vita cristiana, come ci mostrano i santi, è l’unione con Cristo che si offre al Padre per la vita dell’umanità. Il discepolo di Gesù è posto in questo mondo proprio per vivere la ‘forma eucaristica, per fare del bene agli altri, per portare dei frutti di salvezza, per essere sale, luce e fermento del mondo.

III. Eucaristia e sacramenti

Un posto di grande rilievo ha avuto nella disceptatio il nesso tra l’Eucaristia e il settenario sacramentale. Riprendiamo sinteticamente i principali elementi emersi.

Eucaristia e iniziazione cristiana

15. Più interventi hanno suggerito di meglio approfondire l’intero percorso dell’iniziazione cristiana. Incorporati per il battesimo a Cristo nella Chiesa i fedeli sono chiamati a vivere in pienezza la loro identità di membra del Corpo di Cristo attraverso la partecipazione consapevole, actuosa e feconda all’Eucaristia. Taluni Padri hanno dichiarato di ritenere più che opportuno favorire forme di catechesi post-battesimale che conducano i fedeli ad una vita matura di fede. Qualche Padre orientale ha richiamato l’importante significato teologico di conferire simultaneamente i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana.

Eucaristia e Penitenza

16. Con grande insistenza i Padri hanno ricordato il legame tra Eucaristia e Penitenza. La catechesi e la predicazione devono educare i fedeli aiutandoli a comprendere la necessità di accostarsi regolarmente al sacramento della Riconciliazione. Ciò favorisce la riscoperta del legame tra l’Eucaristia e la vita intera come itinerario di conversione e di trasfigurazione della persona in Cristo. A questo scopo è stata richiamata la necessità di una maggiore disponibilità da parte dei sacerdoti. Inoltre alcuni Padri hanno chiesto il rigoroso rispetto di tutte le norme riguardanti il sacramento della Penitenza.

Eucaristia e Matrimonio

17. Più Padri hanno rilevato l’urgenza di un’educazione all’intrinseco nesso tra Eucaristia e Matrimonio. Qualche intervento lo ha esplicitato nel quadro di un’ecclesiologia sponsale.
Non pochi Padri hanno fatto riferimento ai conviventi, ai battezzati sposati solo civilmente, e ai divorziati risposati che si sono messi nella dolorosa condizione di non poter ricevere la comunione eucaristica. È stata posta in evidenza l’importanza di un’attenta pastorale di accogliente comunione nei loro confronti alla luce dei numerosi pronunciamenti del Magistero. Due Padri hanno chiesto di esplorare cammini di misericordia. In particolare qualche Padre ha invitato i Vescovi a promuovere energicamente la dimensione pastorale dei tribunali ecclesiastici, con eventuali semplificazioni di funzioni e procedure, favorendone la creazione là dove non esistono. Più di un Padre ha sottolineato l’importanza di fare ricorso in questi casi al valore della Comunione spirituale, anche se non è mancato chi l’ha definita un palliativo.

Eucaristia ed Ordine

18. Qualche Padre ha affrontato nel suo intervento il rapporto Eucaristia ed Ordine sacerdotale facendo riferimento agli insegnamenti del Magistero che definiscono l’Eucaristia come la principale ragion d’essere del sacerdozio ordinato. Il tema inoltre è emerso in più interventi durante la libera discussione. Alcuni Padri si sono riferiti alla dottrina dell’agire “in persona Christi” e alla relazione intrinseca tra sacerdozio ordinato e sacerdozio del Popolo di Dio.

Unzione degli infermi e Viatico

19. Il tema è emerso piuttosto indirettamente a proposito dell’importanza dell’Eucaristia per gli ammalati. Molti fedeli ricuperano un certo contatto con la comunità cristiana quando si trovano in una situazione di malattia o sofferenza. Del resto, la centralità dell’Eucaristia illumina per sua natura il rapporto della comunità ecclesiale con tutte le persone implicate con il mondo della salute e della sanità: ammalati, familiari e operatori sanitari. Qualcuno ha sottolineato l’importanza di adeguare la pastorale in questo campo giudicandola al momento largamente insufficiente.
Qualcuno ha notato come la dimensione escatologica della Comunione eucaristica emerga significativamente nel Santo Viatico. Per il fedele che riceve il viatico, medicina di immortalità, si attua una certa contemporaneità della morte con la pienezza della vita ed è dato il pegno della risurrezione della carne. È stato infine ricordato il profondo valore teologico della Messa di suffragio per i defunti.

IV. Eucaristia e popolo sacerdotale

Il Dies Domini

20. Il popolo cristiano – è stato detto - si riconosce visibilmente nel suo radunarsi ogni domenica per la Santa Messa. Celebrando l’Eucaristia la comunità ecclesiale partecipa sacramentalmente alla vittoria di Cristo sul male e sulla morte. Nell’atto del radunarsi insieme i fedeli riscoprono la propria appartenenza alla Chiesa. Lo fanno ascoltando la Parola di Dio, partecipando al memoriale del dono redentivo di Cristo e lasciandosi inviare nel mondo quali testimoni del mistero celebrato.
Per questa ragione molti interventi dei Padri hanno raccomandato la necessità di ricuperare il valore profondo della domenica, in particolare nelle società secolarizzate dove si è affievolito talora anche assai fortemente. Si è domandato di aiutare i fedeli a riscoprire che senza la domenica non possiamo vivere. In proposito un Padre ha sollevato la questione, delicata per molti Paesi, del lavoro domenicale. La domenica caratterizza la vita della Chiesa mentre esprime l’identità cristiana. Prima ancora che un precetto, la domenica è un’espressione gioiosa dell’incontro dei fratelli in Cristo. Ha una notevole rilevanza culturale e formativa. Educa inoltre all’autentico riposo.
Qualche intervento si è raccomandato di non sovraccaricare le domeniche con giornate celebrative di vario contenuto per non oscurare il carattere peculiare del Dies Domini.

Il Vescovo ed i presbiteri

21. La responsabilità del vescovo nei confronti della vita liturgica della diocesi e, in modo particolare, della celebrazione dell’Eucaristia, è stata ricordata in aula più volte, anche facendo riferimento al suo legame con la chiesa cattedrale. Soprattutto però i Padri hanno sottolineato il nesso sacramentale che lega i presbiteri al loro Vescovo. Unanime è stato il senso di gratitudine nei confronti dei sacerdoti che dedicano la loro vita al ministero pastorale. Abusi e defezioni non sono in grado di oscurare neppure lontanamente lo zelo con cui la stragrande maggioranza di sacerdoti vive la propria vocazione e la propria missione. Alcuni interventi hanno sottolineato la responsabilità del Vescovo nei confronti dei seminaristi e della loro adeguata formazione che deve essere centrata sull’Eucaristia. Per taluni bisogna dar più spazio, fin dal Seminario, ad adeguata formazione liturgica dei sacerdoti particolarmente esplicitandone la radice teologica.

Diaconi permanenti e ministri straordinari della Comunione

22. Anche per i diaconi permanenti ed i ministri straordinari della Comunione è stata richiesta da più voci una maggior formazione liturgica. Devono essere più adeguatamente preparati a compiere il loro prezioso ministero.

Soprattutto nelle celebrazioni domenicali in attesa di sacerdote il loro ministero appare di grande aiuto alla missione della Chiesa. Educando i fedeli all’ascolto della Parola di Dio, alla lode e alla preghiera essi potranno inculcare l’amore per l’Eucaristia. Qualche Padre ha sottolineato quanto sia importante favorire, in quei contesti, un’ardente supplica perché il Signore doni alla Sua Chiesa numerose vocazioni sacerdotali.

A proposito di queste assemblee alcuni interventi hanno rilevato un certo rischio che i fedeli le confondano con la celebrazione eucaristica. Hanno suggerito pertanto un ulteriore sforzo per rinvenire formule espressive che scongiurino tale rischio. Un Padre si è domandato: fino a quando queste comunità dovranno restare in attesa? Un altro ha chiesto che la giusta urgenza sull’Eucaristia domenicale si accompagni al riconoscimento del valore delle liturgie della Parola o di analoghe celebrazioni liturgiche. Parrocchia e piccole comunità

23. Il ruolo della parrocchia come dimora e scuola di preghiera in riferimento alla celebrazione eucaristica è stato sottolineato più volte in aula. Essa costituisce il luogo di riferimento fondamentale per il popolo di Dio. Nel contempo un certo numero di Padri ha parlato della necessità di sostenere la nascita di piccole comunità anche all’interno della parrocchie per permettere un più approfondito cammino di riscoperta dell’iniziazione cristiana che illumini meglio il nesso tra celebrazione eucaristica e vita cristiana. All’interno di simili comunità vitali – ha suggerito qualche Padre – è più facile affrontare tutte le circostanze della vita quotidiana, soprattutto nei paesi in cui l’iniziativa delle sette è particolarmente aggressiva, al punto di provocare, in qualche caso, un veloce decremento dell’appartenenza stessa alla Chiesa cattolica. Un’appartenenza debole che isoli i cristiani diventa un terreno fertile perché le sette trovino nuovi adepti. Tuttavia due o tre Padri hanno espresso perplessità circa la moltiplicazione di celebrazioni eucaristiche per piccoli gruppi soprattutto all’interno di una stessa comunità parrocchiale: si potrebbe mettere a rischio la comunione ecclesiale.

La famiglia

24. Un certo numero di interventi ha sottolineato con forza l’importanza decisiva della famiglia per l’educazione al valore dell’Eucaristia. Si è già fatto cenno al nesso intrinseco che lega l’Eucaristia al Matrimonio cristiano. La civiltà dell’amore poggia soprattutto su famiglie cristiane consapevoli della propria vocazione e della propria missione ecclesiale. La famiglia, vivaio di vocazioni, vivendo un nesso organico attraverso la parrocchia con la Chiesa particolare, può meglio documentare la rilevanza dell’Eucaristia nella vita quotidiana. Un’occasione straordinaria in proposito è senz’altro costituita dalle celebrazioni della prima Comunione. Qualche Padre ha rilevato l’importanza che la Prima comunione sia vissuta da tutta la comunità come un’occasione privilegiata di formazione cristiana per tutta la famiglia e non come un’occasione mondana cui talora si accompagnano sprechi e ostentazioni. Essa può inoltre rappresentare un’occasione per inculcare nei fedeli il valore della Santa Messa domenicale come gesto comune a tutta la famiglia.

Vita consacrata

25. L’Eucaristia “fa” la vita consacrata. Un Padre ha sottolineato che essa, in quanto espressione peculiare della Chiesa Sposa che accoglie e rende fecondo il dono del suo Sposo, concorre in modo speciale alla scoperta della dimensione sponsale del mistero eucaristico. L’Eucaristia è il luogo privilegiato dove le persone consacrate imparano a seguire Cristo alla luce dei consigli evangelici. Qui trovano la forza per fare della loro esistenza un annuncio profetico.

I giovani

26. Come vivono e percepiscono i giovani il mistero eucaristico?, si sono domandati non pochi Padri. Ne è emerso un panorama assai vario. Soprattutto sotto l’impulso delle Giornate Mondiali della Gioventù il problema della trasmissione del valore dell’Eucaristia alle nuove generazioni è oggetto di particolare cura da parte dei pastori. Qualche intervento ha messo in evidenza che le nuove generazioni, spesso influenzate dai grandi mutamenti culturali, faticano a percepire adeguatamente il valore dell’Eucaristia. In non pochi paesi la partecipazione dei giovani alla Messa domenicale crolla bruscamente al termine dell’iniziazione cristiana. Un intervento ha messo in rilievo come il tipo di razionalità e di cultura oggi prevalente renda particolarmente arduo comprendere il mutamento sostanziale che avviene nella consacrazione del pane e del vino. Anche da questa situazione viene una forte sfida all’educazione e alla catechesi. Tanto più che nonostante l’abbandono della pratica domenicale si può notare, quasi in contrappunto, l’esperienza di una certa rinascita dell’adorazione eucaristica anche tra i giovani. Essi stessi a volte dichiarano di essere affascinati da Cristo. A questo proposito più di un Padre ha richiamato l’attenzione sulla preziosa azione dei movimenti ecclesiali e delle nuove realtà aggregative per un’educazione cristiana fondata sull’Eucaristia e sui sacramenti.

V. Eucaristia e missione

L’Eucaristia sorgente della missione

27. Per essere missionaria la Chiesa deve essere anche profondamente eucaristica. L’Eucaristia è la sorgente vitale della missione. Ascoltando la Parola di Dio, celebrando la morte e la risurrezione del Signore, unendoci in comunione sacramentale con Lui siamo condotti ad un incontro personale e comunitario con Cristo, di cui diventiamo veramente discepoli. L’Eucaristia aiuta così l’azione missionaria in generale, e in modo del tutto speciale la missione ad gentes. L’Eucaristia infatti identifica immediatamente la missione con l’insostituibile annuncio di Cristo e impedisce che la necessaria promozione umana, implicata nell’evangelizzazione, si riduca a pura sociologia.

Eucaristia e martirio

28. La missione della Chiesa inizia dalla testimonianza personale e comunitaria del popolo cristiano alimentato dall’Eucaristia. In non poche zone della terra la partecipazione all’Eucaristia ha potuto e può domandare di esporre la propria vita. Alcuni Padri, provenienti da paesi in cui la vita di fede è ancora minacciata a causa dell’assenza di libertà religiosa, hanno mostrato come la stessa pratica della regolare celebrazione eucaristica assuma un forte carattere testimoniale. Nell’Eucaristia, in forza dell’offerta che Cristo fa di Sé al Padre, sono racchiusi tutti i sacrifici dei cristiani e tutte le sofferenze degli uomini e donne di buona volontà. In Essa si vede veramente che, per il dono dello Spirito, si completa ciò che manca ai patimenti di Cristo. Diversi hanno sottolineato il nesso tra Eucaristia e martirio. Un Padre ha aggiunto che non solo i nomi dei martiri sono proclamati nel canone romano, ma che inserire reliquie dei martiri nell’altare rafforza questo legame. La celebrazione memoriale del Sangue di Cristo sparso per amore dà pieno valore al sangue versato dai martiri.

Eucaristia e dialogo interreligioso

29. Stante la crescente mobilità determinata soprattutto dagli imponenti flussi migratori e la multiculturalità di molte società in cui la Chiesa vive ed opera, un certo numero di Padri ha messo in evidenza l’occasionale partecipazione, anche nutrita, di seguaci di altre religioni alla celebrazione eucaristica. I Padri intervenuti in proposito hanno sottolineato la necessità di un accompagnamento attento di queste persone, ma anche di rispettare la natura del sacramento e dell’assemblea eucaristica. In particolare un Padre si è raccomandato di spiegare loro perché non possono ricevere la santa Comunione ricordando il lungo tempo di attesa e di preparazione che gli stessi catecumeni debbono osservare.

Eucaristia e cultura

30. Attraverso la vita dei fedeli, trasformata dal dono eucaristico, l’Eucaristia agisce come seme di una nuova cultura in vista di un’autentica civiltà dell’amore. Questa nuova civiltà edifica la vita personale e comunitaria a livello antropologico, cosmologico e sociale. Veramente l’Eucaristia, ha rilevato più di un padre, è fonte di cultura. Se vissuta coscientemente suggerisce ai fedeli le strade per una risposta alle inquietudini dell’uomo del nostro tempo. Si rivela capace di intercettare la nostalgia di mistero presente nella nostra cultura, che spesso si esprime confusamente nella caduta idolatrica. Un Delegato fraterno ha ricordato che la cultura che nasce dall’Incarnazione apprezza le diversità culturali e nel contempo le sfida.

Dimensione antropologica

31. Non pochi Padri hanno fatto direttamente e indirettamente riferimento alla dimensione antropologica insita nel dono eucaristico. Uno degli Auditores ha parlato della necessità di un’antropologia eucaristica. Si è citato l’incipit, ancora attuale, della Gaudium et spes. Le esigenze morali del singolo e della comunità trovano nell’Eucaristia il loro contesto proprio perché in Essa si instaura un giusto rapporto con Dio, con i fratelli e con l’universo intero. L’Eucaristia può operare la “cristificazione” piena di tutte attività dell’uomo. Gesù eucaristico rivela l’uomo a se stesso, facendogli scoprire la sua vera identità, valorizza la sua libertà e, per mezzo della grazia, lo rende una nuova creatura. Nell’offerta eucaristica del pane e del vino, frutti della terra e del lavoro dell’uomo, vengono presentate a Dio anche tutta la ricchezza e la povertà dell’umanità. Così si santifica il lavoro perché si domanda al Cristo eucaristico che lo trasformi secondo il disegno del Padre.

Dimensione cosmologica

32. Poco si è parlato della dimensione cosmologica dell’Eucaristia. Non è mancato tuttavia chi ha chiesto di ricuperare il valore del creato come dimora e come risorsa, proprio ispirandosi ad una contemplazione grata e adorante del dono eucaristico. Un Padre, ricordando che l’Eucaristia è fonte di luce che permea tutto il cosmo, ha sottolineato la dimensione sacramentale di ogni realtà. In essa ogni evento, ha aggiunto, possiede un carattere di segno attraverso il quale Dio comunica Se stesso e ci interpella. La ‘forma eucaristica’ dell’esistenza può favorire un’autentica metanoia in questo ambito, rispondendo all’anelito di armonia col creato ed educando a prendersi cura della terra e non a considerarla come un mero contenitore da sfruttare.

Dimensione sociale

33. Numerosi Padri, invece, hanno messo in evidenza la dimensione sociale dell’Eucaristia. Hanno sottolineato con forza come Essa sia fonte privilegiata di giustizia, di condivisione, di pace, di riconciliazione e di perdono. Senza questa dimensione sociale, per altro intrinseca all’azione eucaristica, le nostre celebrazioni rischiano di diventare formali. In particolare si è sottolineato l’improcrastinabile dovere di chi partecipa all’Eucaristia di farsi carico delle situazioni di estrema indigenza e di endemica miseria in cui vivono molti popoli del Sud del pianeta, con un particolare riferimento ai bambini e alle donne. Un’autentica condivisione dei beni e un’instancabile opera di pacificazione deve consentire a tutti i cristiani di operare per ristabilire la fraternità e la solidarietà spesso violate. Il mistero eucaristico, se vissuto autenticamente come comunione con la commozione di Gesù per le folle, ha la intrinseca capacità di mobilitare i fedeli ad una efficace iniziativa sociale in favore di tutti gli uomini, in particolare dei poveri, degli emarginati, dei migranti e dei carcerati.

Conviene in proposito sottolineare che tre Padri hanno messo in evidenza la questione della necessaria coerenza delle scelte politiche con la partecipazione alla Comunione sacramentale, richiamando la grave responsabilità, soprattutto di legislatori e governanti, in merito alla promozione di una società giusta, solidale e rispettosa della vita e della famiglia.

Seconda Parte
L’azione eucaristia

I. Sulla scia della riforma liturgica

Riforma liturgica

34. Non pochi Padri hanno ricordato con gratitudine il benefico influsso che la riforma liturgica, attuata a partire dal Concilio Vaticano II, ha avuto per la vita della Chiesa. È stata in particolare richiamata la ricchezza del Messale Romano. Qualcuno non ha mancato di rilevare fraintendimenti ed abusi. Si sono verificati nel passato ma sono presenti ancor oggi, anche se in forma ridotta. Tuttavia, simili episodi non possono oscurare la bontà della riforma; piuttosto urgono ad una maggior attenzione nei confronti dell’ars celebrandi da cui dipende l’actuosa participatio.

Celebrazione eucaristica e senso del mistero

35. Molti Padri sinodali hanno auspicato il ricupero, a partire dalla celebrazione eucaristica come actio Dei, dell’importanza del mistero nelle sue diverse accezioni: mistero trinitario, mistero pasquale, mistero sacramentale, mistero sponsale e, più in generale, mistero d’amore. Si è anche insistito sull’unicità della dimensione salvifica del mistero eucaristico. Bisogna quindi aiutare i fedeli a viverlo come sorgente di senso per l’uomo contemporaneo. Ciò esige che sia rispettata la sua origine divina che richiede l’autentica ars celebrandi.

Mistagogia

36. Soprattutto nel contesto dei numerosi richiami alla catechesi liturgica ha trovato un posto di rilievo il tema della mistagogia. Essa consente di affrontare una delle principali sfide per la fede posta dalla dominante cultura, spesso secolarizzata, che tende a non dare spessore reale al mistero o a ridurlo in termini irrazionali. Rinnovando lo stile di vita del cristiano la mistagogia consente di porre l’Eucaristia al centro dell’esistenza. Per i Padri che ne hanno sostenuto l’importanza la mistagogia permette di vivere la liturgia come un insieme unitario ed articolato di gesti, azioni, parole, processioni che impiega spazi, arredi, e suppellettili. Essa diventa così una via maestra per iniziare il fedele al mistero che viene celebrato; consente una genuina comprensione dell’esperienza celebrativa così che dall’agire liturgico scaturisca un approfondimento del senso dell’agire salvifico di Dio. Infatti l’azione liturgica, se rispetta tutte le sue dimensioni, contiene già in se stessa la capacità di introdurre ai misteri cristiani, mostrando la loro incidenza nella vita quotidiana. Bellezza, arte e architettura

37. Arte e architettura sacra non sono elementi secondari per l’azione liturgica. Nella disceptatio sinodale non sono mancati richiami a che i progettisti di chiese rispettino ed esaltino la specificità del luogo di culto cristiano, la cui presenza nel territorio deve esprimere la bellezza del mistero eucaristico ivi celebrato. Nella liturgia, la dinamica dello spazio sacro trasmette una tradizione che è garante attraverso i secoli della continuità ed autenticità della stessa fede apostolica: la bellezza e il decoro dello spazio sacro e di tutto ciò che riguarda l’Eucaristia comunica in un certo modo la bellezza stessa di Dio, della Chiesa e dell’incontro con l’Amato presente. L’organizzazione spaziale e il decoro dell’area liturgica, infatti, veicolano la tradizione ecclesiale, ne mostrano la continuità e l’autenticità.

È stato ricordato da parte di un Padre che la vera bellezza – non la sua superficiale riduzione estetizzante – disarma; la bellezza della liturgia non è culto dell’apparenza, ma è ciò che permette di passare dal “per sé” al “più grande di sé”.

II. La struttura della celebrazione liturgica

Non sono mancati in aula richiami alla necessità di rispettare la struttura celebrativa del rito eucaristico. Questa, tra l’altro, rappresenta la via oggettiva per evitare abusi.

Liturgia della Parola

38. L’originalità e la bellezza della Liturgia della Parola nell’Eucaristia dipende dal suo essere sempre memoria dell’avvenimento che dà origine alla stessa comunità che sta celebrando. Un Padre ha rilevato che la Liturgia della Parola esige fedeltà al calendario liturgico, all’ordine delle letture soprattutto dell’Eucaristia domenicale. Questo domanda inoltre un’adeguata conoscenza del lezionario domenicale e festivo; richiede una precisa cura perché la Parola di Dio sia proclamata nel migliore dei modi possibili. La promozione di gruppi biblici che lavorino sulle letture domenicali può essere un valido aiuto. Più in generale la diffusione di gruppi di ascolto della Parola di Dio che facciano ricorso alle diverse forme di lectio divina già costituisce, ha notato qualche Padre, un buon patrimonio per le nostre Chiese. Qualcuno ha raccomandato di suggerire ai fedeli di dotarsi di un piccolo messale per la meditazione personale o comunitaria, magari in famiglia.

Omelia

39. Diversi Padri sinodali hanno parlato dell’importanza dell’omelia, elemento costitutivo della Liturgia della Parola. Essa dev’essere sempre oggetto di adeguata preparazione da parte dei ministri e deve introdurre i fedeli che ascoltano la Parola di Dio nel mistero celebrato. Omelie povere allontanano i fedeli. Come qualche Padre ha sottolineato questo significa riconoscere il carattere mistagogico dell’omelia. Più di una voce ha raccomandato che la preparazione si basi su una conoscenza adeguata della Sacra Scrittura. Inoltre due Padri hanno ricordato anche l’opportunità di omelia tematiche o dottrinali che pongano in riferimento il Lezionario al Catechismo della Chiesa Cattolica e al suo Compendio, auspicando che vengano preparati a livello nazionale sussidi adeguati per il clero. Ciò anche per evitare che l’omelia sia sostituita dalla catechesi.

Presentazione dei doni

40. Qualche Padre ha rilevato che, soprattutto nel momento della presentazione dei doni, si sono sviluppate pratiche che richiedono un equilibrato giudizio. Si assiste ad un ampliamento eccessivo del numero dei doni che sarebbe teso a meglio simbolizzare aspetti od eventi particolarmente significativi per una determinata comunità. Taluni Padri hanno notato che questa scelta può aiutare un’inculturazione liturgica rispettosa del mistero celebrato. Altri hanno però raccomandato che i troppi “segni” non oscurino l’insostituibile centralità dei doni del pane e del vino.

Preghiere eucaristiche

41. Si è ricordato che il tesoro liturgico della Chiesa in Oriente e Occidente si esprime in modo particolare nelle diverse preghiere eucaristiche. In proposito sono state sollevate alcune questioni particolari: la necessità di una corretta traduzione dei testi originali nelle lingue vernacole, la possibilità di arricchire testi già approvati, la necessità di meglio valorizzare l’epiclesi ed il suo rapporto con le parole dell’istituzione, l’eventuale inserimento di altre acclamazioni da parte del popolo...

Ringraziamento e invio

42. Due interventi hanno invitato a non trascurare il momento del ringraziamento, espressivo anche dell’etimo della parola Eucaristia. Per favorire ulteriormente la dimensione di ringraziamento da cui sgorga la missione, alcuni Padri hanno sottolineato l’importanza di fare più frequentemente ricorso alle benedizioni solenni già previste dal messale. Un Padre ha suggerito la possibilità di articolare meglio in senso missionario l’ite missa est.

III. Ars celebrandi

Fede e celebrazione

43. Ripetutamente è stato rilevato in aula che l’ars celebrandi dipende in grande misura dalla maturità della fede eucaristica di chi partecipa alla celebrazione, soprattutto di chi la presiede. L’ars celebrandi quindi implica una forte spiritualità eucaristica ed un’adeguata formazione teologico-liturgica. Non può essere ridotta al pur necessario rispetto delle rubriche liturgiche.

Formazione liturgica

44. Con grande insistenza è stata fatta presente in aula la necessità di provvedere, fin dall’educazione seminaristica, ad un’adeguata formazione teologico-liturgica dei sacerdoti. Questa formazione è inoltre doverosa per tutti coloro che sono chiamati a svolgere un servizio liturgico (diaconi, accoliti, lettori, ministranti...). Più in generale dev’essere rivolta, mediante la normale educazione catechistica, a tutto il popolo dei fedeli.

Silenzio, parola e canto

45. A più riprese si è sottolineata l’importanza del silenzio nella liturgia. Si è riscontrato un eccesso di verbalizzazione che può trasformare la celebrazione in spettacolo e la sinassi eucaristica in una comune assemblea. Taluni Padri hanno posto l’accento su certe espressioni musicali che non rispecchiano l’indole liturgica.

Segni, gesti e simboli

46. Alcuni Padri sinodali hanno sottolineato l’importanza di una più equilibrata relazione tra la dimensione verticale e quella orizzontale nei gesti e nei canti della Messa, ponendo attenzione alla necessaria sacralità degli atteggiamenti del corpo. In merito, qualche Padre ha manifestato perplessità di fronte a due situazioni specifiche: le grandi concelebrazioni e la comunione nella mano. In modo particolare un Padre si è interrogato sull’opportunità di rivedere talune norme nel caso di concelebrazioni con notevole concorso di popolo. Qualcuno ha insistito sul bisogno di ri-valorizzare i simboli liturgici, l’espressione artistica del canto, il decoro dello spazio sacro e delle vesti liturgiche. Un riferimento è stato fatto anche all’uso della danza nella liturgia, tema per il quale sembrano mancare tuttora dei criteri sufficientemente chiari. Facendo leva sulla dimensione creativa della liturgia e con attenzione all’inculturazione tali gesti possono costituire un aiuto a cogliere più pienamente il senso del mistero. Tuttavia qualcuno ha parlato di non pochi i rischi in materia.

IV. Actuosa partecipatio

Partecipazione dei fedeli

47. Uno degli elementi che più ha favorito la riforma liturgica è stata la partecipazione dei fedeli, aiutata in modo considerevole dall’introduzione delle lingue vernacole. I Padri, tuttavia, hanno affermato che si deve vigilare perché tale partecipazione non si limiti ad un atteggiamento esteriore ma, sulle orme di Maria ‘donna eucaristica’, diventi un vero “agire” liturgico, un lasciarsi incorporare, attraverso l’Eucaristia, alla comunione della Chiesa. I fedeli partecipano con pienezza quando tutta la loro vita è accoglienza di Dio, ascolto della Parola, docilità allo Spirito, quando è adorazione e azione di grazia, rinnovamento della nuova alleanza, quando tutta l’esistenza diventa offerta, comunione, sacrificio, impetrazione e espiazione, dono gratuito di sé, in Dio, per i fratelli. In definitiva quando la partecipazione all’Eucaristia fa della vita dei fedeli un’autentica logikē latreia.

Inculturazione liturgica

48. Per ogni Chiesa particolare il modo di vivere l’Eucaristia è inseparabile dalla propria cultura e dalla propria storia. L’Eucaristia infatti è data dal Signore alla Chiesa che vive sempre in un determinato popolo. Questa è la ragione profonda dell’inculturazione liturgica messa in rilievo da numerosi Padri. Una splendida testimonianza vitale di questo dato storico è rappresentata dai riti e dalle tradizioni delle Chiese Orientali. La traduzione dei testi liturgici, l’incorporazione di gesti ed espressioni provenienti dalle culture in cui vive la Chiesa ed altri aspetti connessi al tema, dovrebbero suggerire nuovi elementi che non alterino però l’essenza del mistero della fede. L’imprescindibile tema dell’inculturazione domanda, a giudizio di non pochi Padri, ulteriori approfondimenti. Soprattutto mediante l’individuazione di adeguati criteri di discernimento riguardo alle sue condizioni e metodi di attuazione. Qualche Padre ha suggerito di valorizzare la responsabilità delle Conferenze Episcopali in proposito. Sempre in questo ambito, qualcuno ha chiesto una rigorosa fedeltà alle rubriche.

Assemblee domenicali in attesa di sacerdote

49. Una piena partecipazione è oggettivamente impedita a molti fedeli di comunità in cui non si può celebrare l’Eucaristia ogni domenica. Oltre alla già citata questione della scarsità dei sacerdoti, diversi Padri hanno domandato in aula chiarimenti circa la natura e la struttura delle assemblee domenicali in attesa di sacerdote, soprattutto in riferimento alla distribuzione della santa Comunione. Senza misconoscerne l’oggettivo valore, ci si è domandati: come aiutare concretamente il popolo cristiano a non confonderle con l’Eucaristia?

Trasmissione televisiva dell’Eucaristia

50. È stata rilevata l’importanza della trasmissione televisiva dell’Eucaristia quale strumento di evangelizzazione, come si è visto in modo clamoroso in occasione della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. Oltretutto essa sostiene la vita cristiana di tanti malati e anziani. A questo proposito si è raccomandata la necessità di una particolare cura della celebrazione, in modo di favorire un’ampia diffusione dell’ars celebrandi. Si è tuttavia ricordata l’importanza di richiamare i fedeli al fatto che, in condizioni normali, la trasmissione televisiva di per sé non adempie il precetto domenicale.

Conclusione

51. Come i due di Emmaus anche noi, Beatissimo Padre, Fratelli nell’Episcopato, Auditores, Adiutores e Assistenti, riconosciuto il Risorto nello spezzare del Pane abbiamo preso forza e percorso un buon tratto di cammino. Ammessi alla Sua presenza per compiere il servizio sacerdotale ci accingiamo ora alla parte più delicata del nostro lavoro. Stupiti dalla bellezza della forma eucaristica vogliamo meglio assimilarla attraverso l’esame articolato di tutti gli aspetti delle meraviglie della grazia che scaturisce dal Corpo donato e dal Sangue versato di Cristo. Lo facciamo per consentire al popolo santo di Dio, pellegrino nella storia, di testimoniare lo splendore di Gesù Cristo morto e risorto propter nos homines a tutti i nostri fratelli uomini, di qualunque età, razza, ceto e religione. Annunciamo la Sua morte, proclamiamo la Sua risurrezione, nell’attesa della Sua venuta. Il frutto del secondo tratto del nostro cammino saranno le Propositiones che offriremo al discernimento proprio del carisma del Successore di Pietro. È un lavoro che compiremo ancora una volta in tutta libertà e parresia, perché intendiamo farlo in tutta umiltà. Siamo infatti consapevoli che l’Eucaristia, in quanto dono, è intrinsecamente connessa alla testimonianza che, come ci è stato richiamato, può giungere fino al martirio. Ma il martyrein è esso stesso dono che un’altra volta chiede umiltà. Ce lo ricorda la bella traduzione italiana del prefazio dei martiri: «Padre che riveli nei deboli la Tua potenza e doni agli inermi la forza del martirio».

Questioni per i Circoli Minori

1. Come educare il popolo cristiano alla fede eucaristica con particolare riferimento all’annuncio, alla predicazione, alla catechesi e alla testimonianza soprattutto nel contesto della globalizzazione e della secolarizzazione? Come assicurare una presentazione integrale di tutte le dimensioni dell’Eucaristia (mistero pasquale e trinitario, sacrificio, presenza reale, memoriale della nuova alleanza, banchetto e comunione, dono dello Spirito, escatologia, novità radicale del culto cristiano, logikē latreia)?

2. Come aiutare il popolo cristiano a cogliere l’intrinseco legame tra l’Eucaristia e la vita quotidiana, tra il mistero celebrato e l’offerta della propria vita a livello personale e sociale, tra la fede professata ed i comportamenti pubblicamente rilevanti (dimensione antropologica)?

3. Come rispondere all’urgente dovere di offrire il dono eucaristico in modo regolare a tutti i fedeli, anche nei paesi di missione e con scarsità di sacerdoti? Quale struttura e modalità per le assemblee liturgiche domenicali in attesa di sacerdote?

4. Come aiutare il popolo cristiano a promuovere l’adorazione eucaristica che nasce dalla celebrazione liturgica e ad essa conduce?

5. Come l’Eucaristia e l’ecclesiologia che ne deriva possono diventare principio e forma per attuare importanti aspetti della vita ecclesiale (sinodalità, rappresentanza, ecumenismo e dialogo interreligioso...)?

6. Come ricuperare l’integralità dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione ed Eucaristia) per i fanciulli, per i giovani, per gli adulti? Come illustrare, in particolare, il nesso tra l’Eucaristia e la Riconciliazione? Come aiutare i fedeli a vivere il cammino di conversione richiesto dall’Eucaristia?

7. Come promuovere un’accogliente pastorale di comunione per quanti vivono in una situazione che impedisce l’accesso alla riconciliazione sacramentale e all’Eucaristia (conviventi, divorziati risposati, battezzati sposati solo civilmente…)?

8. Come educare il popolo dei fedeli alla centralità della celebrazione eucaristica domenicale? Quali strade per una più adeguata formazione teologico-liturgica (ars celebrandi) dei presbiteri, dei diaconi, e degli attori dei vari ministeri?

9. Quali criteri per meglio ordinare le molteplici celebrazioni eucaristiche da parte di piccole comunità all’interno della stessa comunità parrocchiale (messe con bambini, con giovani, con gruppi particolari…)?

10. Come la celebrazione eucaristica può essere vissuta dagli ammalati e dagli anziani? In particolare come far partecipare all’Eucaristia i malati psichici e sulla base di quali criteri amministrare loro la santa Comunione?

11. In che modo le nostre celebrazioni possono meglio favorire nei fedeli un impegno missionario in tutti gli ambienti di vita attraverso la testimonianza? Come educare tutti i fedeli al rapporto tra Eucaristia e missione ad gentes?

12. Come le nostre celebrazioni possono educare la responsabilità sociale dei fedeli in particolare negli ambiti della giustizia, della solidarietà, della condivisione, della pace, della riconciliazione e del perdono?

13. Cosa suggerire per educare il popolo cristiano alla dimensione cosmologica dell’Eucaristia?

14. Come educare il popolo cristiano ad una partecipazione piena, consapevole, actuosa e feconda alla santa Eucaristia? Come rieducare nei paesi della nuova evangelizzazione il popolo cristiano al senso del mistero celebrato? Quale posto per la mistagogia?

15. Quali criteri di carattere generale e particolare suggerire per l’impiego dell’arte e dell’architettura al servizio della bellezza della liturgia?

16. Si considera opportuno rivedere qualche aspetto particolare del rito romano (ite missa est, pax…)?

17. Quali criteri per una corretta inculturazione liturgica dell’unico mistero eucaristico che favorisca l’actuosa participatio dei fedeli nei diversi contesti culturali?

[Testo originale: latino]

[Fonte: Bollettino del Sinodo dei Vescovi]
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