Angelo Cardinal Scola Angelo Cardinal Scola
Function:
Patriarch of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Seven Most Holy Apostles
Birthdate:
Nov 07, 1941
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Tra sfera religiosa e civile «non vedo separazione»
Jul 23, 2005
Il segretario dei Radicali Italiani Daniele Capezzone è intervenuto con un comunicato sull'ampia intervista di Aldo Cazzullo al cardinale Angelo Scola pubblicata oggi dal Corriere della Sera. Il cardinale invoca un patto fra credenti e non credenti per una «nuova laicità».

(Radio Radicale, 17 luglio 2005) «Continuiamo a ragionare - si legge - su un'immagine vecchia dell'idea e della pratica della laicità... Si tratta di attuare una pratica e di pensare ex novo una teoria della laicità. Dobbiamo impegnarci con pazienza a rivedere le cose».

«Noi occidentali non possiamo continuare a pensare che la nostra visione della società civile e delle istituzioni statuali, la nostra idea di razionalità, valgano anche per le altre aree culturali, dalla islamica alla induista-buddhista...». La Chiesa riformula l'idea dell'origine del potere. Riconoscendo che ci sono «altri soggetti oltre a me», soggetti «di dignità e di diritti inalienabili», e che «gli do il potere di riconoscere me», è necessario «ripensare il potere come riconoscimento, e la società civile come lo spazio dialogico in cui questo riconoscimento reciproco tra persone e tra comunità si esercita, regolato dalle istituzioni statuali».

«In questa struttura dialogica della società civile - prosegue Scola - devo starci dentro accettando che la mia identità sia sempre in relazione con le identità altrui... Sono convinto che esista la verità, ma non la voglio imporre; la voglio rischiare attraverso la testimonianza. Non posso rinunciare a mettere in campo la mia idea nel gioco democratico. Lo impoverirei». Dunque, la Chiesa in campo. «Qui noi ci muoviamo da cittadini. In questo agone io sono un "civis" che esprime la sua visione di vita buona, e la pone nel confronto valorizzando tutti gli strumenti democratici previsti dalla Costituzione, dalle leggi e garantiti dal potere pubblico costituito. Io devo proporre per intero la mia idea di vita buona in competizione dialogica con le altre, altrimenti toglierei qualcosa a questa società; può non essere condivisa, ma siccome la ritengo valida dialogicamente la propongo alla libertà di tutti».

«Lo Stato - osserva il cardinale - non può pretendere di piegarmi a un'idea di neutralità in cui le soggettività personali e quelle dei corpi intermedi non si esprimano. Lo Stato deve garantire che queste soggettività non abbiano privilegi, ma sarebbe una dimunutio della densità democratica chiedere a qualcuno di non far valere democraticamente la propria posizione. Lo Stato laico, dopo il confronto fra le parti e dopo che il popolo sovrano si è espresso, è tenuto ad assumere il risultato».

Il cardinale Scola non rinuncia a entrare nel concreto, parlando della sua «idea buona di famiglia» e dei Pacs: «... troviamo la strada per garantire i diritti - se e quando sono diritti - di tutti senza inficiare un istituto fondamentale come il matrimonio e la famiglia». All'intervistatore, il quale gli fa notare che il matrimonio fra omosessuali non è nell'agenda della politica italiana, ma i pacs sì, e sono una cosa diversa, perché «non attengono alla sfera religiosa, spirituale, ma a quella giuridica, civile», Scola risponde: «Ma io non vedo separazione fra queste due sfere. Vedo continuità nella distinzione... La funzione della legge è in ultima analisi, volenti o nolenti, quella di educare». Il libero dibattito delle idee va difeso, però alla fine si devono assumere i valori risultanti dal confronto: «Io dico la mia idea, tu la tua; il popolo giudichi qual è la migliore e lo Stato laico la assuma. La democrazia mi pare funzioni così.

Due le obiezioni di Capezzone. «Primo: se la Chiesa vuole essere attrice politica a tutto campo, sarebbe logico ridiscutere il Concordato. Secondo: no alla "compenetrazione" tra Stato e Chiesa. Invece, la separazione è la migliore tutela (qui come nel mondo arabo) contro la clericalizzazione degli stati e la parastatalizzazione delle chiese».
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